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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

30 maggio 2006
L'ULTIMA GOCCIA (PARTE PRIMA)
Sentivo una musica forte venire da una stanza che non vedevo e non sapevo dove fosse ubicata.
Girai lo sguardo piu' volte, ma non seppi dare una collocazione al suono.
Riconoscevo soltanto le parole che scorrevano sulla puntina del disco: "l'orchestra suonava the black bird..."
Il mio palazzo era posizionato in una zona centrale della citta' e potevo vederne la piazza, con lo scorrere delle vite, i passi lenti o veloci a seconda delle circostanze e dei bisogni.
Le madri sgridare i bambini, i padri accendere interminabili sigari, su un futuro incerto.
Come il mio.
Da quando mi avevano trasferito in quel luogo, mi sentivo senza spazio, senza tempo, e soprattutto ero senza lavoro.
Essere un investigatore privato, mi costringeva a lunghe pause, che condizionavano la mia psiche, ancor prima del mio portafogli e del mio stomaco.
Non che a me piacesse sapere che la gente si uccide pero' un minimo di sano egoismo lo avevo sviluppato negli anni di carriera.
Mentre aspettavo che il telefono squillasse (maledetto apparecchio, muto come un pesce!)decisi che era ora di dare un'occhiata ai casi precedenti, per rinfrescarmi un po' la memoria sui metodi investigativi.
Per fare cio' avevo pero' bisogno di un buon caffe' che misi subito a bollire, e mentre attendevo la fuoriuscita del liquido nero, mi appoggiai al piano cottura e guardai fuori dalla finestra.
La citta' aveva preso a pulsare e questo mi piacque parecchio.
Mi faceva sentire meno solo.
Del resto non conoscevo nessuno, ma una masnada di nessuno e' sempre meglio di nessun nessuno (concetto contorto, mi rendo conto).
Vidi una macchina percorrere la via sottostante la mia finestra e mi domandai dove stesse andando, domanda che rimase senza risposta, perche' l'auto, una Ferrari nera, svolto l'angolo e scomparve nella mattina invernale......


LA STORIA NON FINISCE QUI, MA LA CONTINUERO' LENTAMENTE PER VEDERE SE CREO SUSPANCE, SPERO CHE VI PIACCIA.



permalink | inviato da il 30/5/2006 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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