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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

letteratura
19 novembre 2006
LA VOCE CONTINUAVA - 2

Tanta Musica.
Fondamentalmente Rumore.
Giravo per la città, cercando di trovare un appilgio al mio ennesimo attacco di panico.
La strada che stavo percorrendo mi era assolutamente sconosciuta.
Forse anche per quello mi sentivo tranquillo. Il mio problema oramai era quello che sapevo.
Dopo l'ultima notte passata a rimugginare, speravo soltanto di trovare una consolazione nella luce delle stelle. Ma più la strada andava, più mi sentivo perso.
Pensavo al nostro ultimo bacio. Là nel buio del faro.
Fermai la macchina, e scorsi una ragazza ferma sotto un lampione. Che illuminava il suo lineamento asiatico.
Mi fermai a pensare se potesse essere una di quelle che Dalla definirebbe "una puttana ottimista e di sinistra".
Mi resi conto che avevo bisogno di altro.
Di alfabeti alternativi a cui attaccarmi.
Perche' la voce continuava.
Imperterrita.
Andai verso il mare che, sdraiato davanti a me, offriva il suo sorriso fatto di onde.
Camminai per pochi metri e mi fermai. Salii sul muretto che costeggiava il lungomare, e mi misi là in piedi. Si era alzato un vento che non mi sembrava assolutamente fastidioso, quindi lascia che sferzasse il mio viso. Senza opporre alcuna resistenza.
Udii dei passi dietro di me. Non mi voltai. Avevo paura di incrociare uno sguardo che non mi sarebbe piaciuto.
- Cos'è Amore ?-
disse una voce straniera, sconosciuta, lontana.
Rimasi per un attimo muto.
Senza voltarmi, ma poggiandomi solo una mano sullo stomaco, che cominciava a farmi male dissi:
- Amore sta tutto in quello che ogni giorno non dico, per paura di rendermi conto di Amarlo troppo-
- E non è mentire questo ?-
- Se Amore è una bugia voglio essere bugiardo sempre e comunque. Vieni qui.-
Lei non esito' neanche un attimo. Salì sul muretto e si accostò a me.
Io le cinsi la vita, per far si che il vento non la portasse via.
- Le vedi le stelle ?-
Fece cenno di si con la testa.
- Esse brillano, ma sono lontane, milioni di anni, ma noi amiamo la loro luce. E nessuno, nessuno ci dirà mai quando una di queste veramente si spegnerà. E in fondo non è mentire questo ? Ma noi non possiamo fare altro che amarle.-
Non capii se era convinta, ma le accarezzai i capelli, e l'odore di salsedine colpì il mio apparato olfattivo.
Mi resi conto che in tutta la conversazione non ci eravamo mai guardati negli occhi.
Feci come per scendere da quella nostra alcova intellettiva.
Lei mi fermò.
- No aspetta -
- Cosa c'e' ? -
- La vedi Selene lassù ?-
- Si...-
- Quando morirò voglio essere lassù-
- E perchè mai ? -
- Perchè e' lei la più grande forma di Amore. Se la guardi da qualunque parte del mondo Lei e' sempre accesa. Come Amore. Non importa dove sia o da dove venga. L'importante è che splenda.-
- Mi fai paura- le dissi.
- Lo immaginavo, amare fa sempre paura.-
- Ma non dovrebbe...-
- Accettalo, è così....-
- Dovrei accettare che qualcuno abbia paura di stare bene ? -
- Il demiurgo di noi tutti è il male, se non ci fosse lui, noi non avremmo ragion d'essere.-
Mi fermai un'attimo a riflettere.
Aveva ragione.
Sorridemmo a Selene.
Ci guardammo negli occhi.
E ci buttammo in mare.
E intanto la voce continuava.




permalink | inviato da il 19/11/2006 alle 13:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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