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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

letteratura
4 dicembre 2006
PRIMAVERA NON BUSSA LEI ENTRA SICURA....

Il weekend è andato bene. La mostra a cui ha partecipato la genitrice, ha avuto un buon successo, e devo dire che la cosa mi da parecchia soddisfazione. Anche a lei. Anzi soprattutto.
Stamattina per iniziare bene la settimana, la sveglia è suonata alle 5 e 40.
Mi ero ripromesso di accompagnare un cugino di mamma a Termini e così ho fatto da bravo figliolo.
Girando per i negozi della stazione, dato che avevo tempo in abbondanza, mi sono imbattuto in Ricordi. La mia anima musicale mi ha spinto ad entrare nel negozio (erano le 8 e 25), e cosa ti trovo sugli scaffali ? Il secondo volume di "In direzione ostinata e contraria". Secondo la legge "Macchero', m'hai provocato e mo me te magno", ho deciso di acquistarlo e così e' stato. E allora mi sono rimesso a ripensare all'opera di Faber.
Gia' tempo fa, avevo postato in codesto loco di perdizione, alcuni versi del poeta genovese.
Stamane però mi sono messo a ripercorrere le tappe della carriera artistica di Bicio, e a domandarmi quale dei suoi album, mi avesse colpito particolarmente.
La scelta è stata difficile. Anzi impossibile. Quindi ho deciso, che dato che ogni tanto Mario Luzzatto Fegitz si impossessa di me, a puntate cerchero' di dare la storia e un personale parere su tutti gli album che conosco di De Andrè.
L'opera sarà lunga e spero non tediosa per voi lettori.
Se un merito ha avuto Fabrizio (uno dei tanti), è stato quello di introdurre nelle cultura della canzone italiana, l'uso del concept- album, ovvero di un disco, in cui le canzoni seguano tutte un solo filo conduttore.
In quest'ottica, uno dei migliori, è sicuramente  "Non al denaro, non all'amore nè al cielo", tratto dal libro di poesie "L'antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. L'opera in partenza è una "collezione" di epitaffi tombali, il poeta immagina che esista un paese con un cimitero, ove in ogni epitaffio si spieghi la vita di uno degli abitanti, e il motivo della loro dipartita.
Parere personale: il libro non è un'opera magistrale, anzi, tutt'altro. La trasposizione musicale, è, al contrario, oltremodo degna di nota.
De Andrè sceglie 9 epitaffi, dai quali trae 9 canzoni meravigliose.
In realta' gli epitaffi presi in considerazione sono 8, la prima canzone "La collina", e' tratta dall'introduzione, in cui lo stesso Masters, con una "poesia" vera e propria, presenta il paese con tutti i suoi difetti.
La differenza tra il libro ed il disco, sta nel "punto di vista".
Masters parte appunto, dai difetti degli esseri umani in vita.
De Andrè, si concentra sull'invidia dei morti rispetto ai vivi.
I ritratti si aprono con "Un Matto", dove il protagonista cerca in ogni modo di farsi notare, in maniera iperbolica "per stupire mezz'ora\basta un libro di storia\ io cercai di imparare\ la treccani a memoria". Il protagonista della canzone viene vilipeso da tutto il paese "E la luce del giorno si divide la piazza\ tra un villaggio che ride e te: lo scemo che passa", al punto che viene rinchiuso in un manicomio fino alla morte "Senza sapere a chi dovessi la vita\ in un manicomio io l'ho restituita".
Ne il testo de "Il chimico", si analizza l'amore, dal punto di vista degli uomini, e dal punto di vista dello scenziato "Guardate l'idrogeno tacere nel mare\ guardate l'ossigeno al suo fianco dormire\ ha potuto sposarli senza farli scoppiare\ soltanto una legge che io riesco a capire". De Andrè in questo testo da la migliore definizione di amore che io abbia, personalmente, mai letto "Primavera non bussa\ lei entra sicura\ come il fumo lei penetra in ogni fessura\ ha le labbra di carne i capelli di grano\ che paura che voglia che ti prenda per mano\ che paura che voglia che ti porti lontano". Il chimico al termine della canzone chiede agli uomini quale sia la differenza tra il suo amore per gli elementi e quello per le donne e tra la morte di una persona innamorata e quella di un arido scenziato "Ma è forse diverso il vostro morire ?\ Voi che uscite all'amore che cedete all'Aprile\ E' forse diverso il vostro morire ?"
In "Un malato di cuore" si mette in evidenza l'invidia che prova un ragazzo malato di cuore, verso coloro che possono vivere una vita "normale", e di come l'amore fisico gli risulti fatale "Ma che la bacia questo si lo ricordo\ col cuore ormai sulle labbra".
Il personaggio di "Un medico", è un uomo che non riesce a staccarsi dai suoi sogni da bambino, quelle del camice bianco, e il suo modo infantile di vedere la professione, ovvero come un dovere verso gli uomini, fin quando non si accorge di essere schiavo del sistema, e inventa un elisir di giovinezza che lo conduce in carcere, indi alla morte "L'etichetta diceva Elisir di Giovinezza\ e un giudice\ un giudice con la faccia da uomo\ mi spedì a sfogliare\ i tramonti in prigione".
Il protagonista di "Un giudice" è un nano, che si vendica della cattiveria umana "La maldicenza insiste\ batte la lingua sul tamburo\ fino a dire che un nano\ è una carogna di sicuro\ perchè ha il cuore troppo\ troppo vicino al buco del culo", diventando un inflessibile uomo di legge "E allora la mia statura non dispenso' piu' buon umore\ a chi alla sbarra in piedi\ mi diceva: Vostro Onore\ e di affidarli al boia\ fu un piacere del tutto mio", fino al momento della dipartita, quando accetta come unico giudizio quello del Giudice Supremo "Prima di genuflettermi\ nell'ora dell'addio\ non conoscendo affatto\ la statura di Dio".
Ne "Il blasfemo" si "depenalizza" la blasfemia, attaccando in un qualche modo il genere umano, condizionato da Dio stesso "Mi arrestarono un giorno\ per le donne ed il vino \ non avevano leggi per punire un blasfemo\ non m'uccise la morte\ ma due guardie bigotte\ mi cercarono l'anima a forza di botte".
Il pezzo piu' "visionario" è certamente "Un ottico", in cui un ottico di professione, immagina di poter costruire lenti con le quali i suoi clienti possano vedere cio' che desiderano "Non più ottico ma \ spacciatore di lenti\ per improvvisare occhi contenti\ perchè le pupille abituate a copiare\ inventino i mondi\ sui quali guardare".
"Il suonatore Jones" è una canzone d'amore per la musica, per la vita, e soprattutto un'invettiva verso coloro che pensano che se si è capaci di fare una cosa perfettamente, si è in grado di fare solo quella " E poi se la gente sa \ e la gente lo sa che sai suonare\ suonare ti tocca per tutta una vita".
Un disco che rende immortale, un libro che forse, non lo sarebbe mai stato.




permalink | inviato da il 4/12/2006 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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