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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

letteratura
2 giugno 2008
UN BOCCONE SUCCULENTO
E' difficile capire, quando smettere di giocare e quando fare sul serio.
Affacciato alla finestra, pensavo esattamente questo.
La miriade di domande che affollavano il mio cervello, cozzavano continuamente, contro il ticchettio della sveglia, che da sopra il comodino, annunciava lo scorrere del tempo.
Una nebbia fitta era scesa sulla città e non riuscivo piu' a distinguere i lampioni dalle persone.
La lettera era sul letto.
Chiusa.
Decidere di aprirla significava sapere cosa fare.
Andare o restare.
Da una casa lontana, sentivo arrivare il suono di uno stereo troppo alto (almeno per i miei gusti, evidentemente diversi dall'abitante della casa in questione).
Presi la lettera, la avvicinai all'accendino che avevo tirato fuori pochi secondi prima, e le diedi fuoco.
Guardai bruciare la carta.
Una serie di certezze che si allontanavano.
Se ne andavano per sempre.
(Avrei fatto come volevo io, adesso).
Volsi lo sguardo, per vedere il corpo steso sul letto.
Immoto.
Immutabile.
Il rivolo di sangue che scendeva dalla tempia, era andato a colorare le lenzuola.
(Un milione di euro. Una somma incredibile).
Per uccidere qualcuno, non mi avevano mai pagato una somma simile.
(O almeno, mi avrebbero dovuto pagare, la lettera con scritto il luogo di consegna, oramai era cenere, sul pavimento).
Alzai la cornetta, per chiamare la reception.
Avevo fame e volevo ordinare qualcosa da mangiare.
(Certo, poi vallo a spiegare al cameriere, il cadavere sul letto.)
Quindi, prima di comporre il numero, abbassai le serrande, feci buio in corrispondenza del letto, e decisi che avrei aperto la porta solo a metà.
Ordinai la prima cosa che mi venne in mente.
"Dieci minuti" disse la voce roca, all'altro capo del telefono.
Abbastanza.
Mi stesi sul letto.
Misi le braccia stese.
Pensai.
Presi le pillole.
Ne buttai giu' una quantita' invereconda.
Lasciai che il sonno si impossessasse di me.
Per l'ultima volta.
Non avrei piu' respirato.
Non avrei piu' pianto.
Non avrei piu' guadagnato grazie a dei corpi freddi.
Non avrei, soprattutto piu' mangiato.
Pero' sarei diventato un pasto prelibato.
Un boccone succulento.
Per la stampa.
Finalmente, avrebbero parlato di me.
Peccato che quell'articolo, non avrei mai potuto leggerlo.
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