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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

cinema
28 marzo 2008
E POI NON RIMASE NESSUNO... TRANNE (PURTROPPO) LO SCENEGGIATORE
Ho avuto la malaugurata idea, di vedere la versione cinematografica del romanzo di Agatha Christie "10 PICCOLI INDIANI", del 1966 di Pollock.
Al minuto 2 della pellicola, credevo di aver sbagliato film, dato che i protagonisti erano tutti e 8 (esclusa la servitù), su una funivia.
Ho creduto per un attimo, che le mie conoscenze di inglese, fossero pari a quelle di Fisica della Carlucci, ricordavo infatti, senza margini di errore (ho letto il romanzo 8 volte), che la vicenda si svolgeva a Nigger Island (Non a caso la filastrocca da cui nasce tutto e' tradotta in italiano con "10 piccoli negretti"). Se escludiamo l'ultima glaciazione, e' altamente improbabile, che possa nevicare su un isola, cosi' come e' impossibile che un isola sia posta sopra una montagna.
Ho preso coscienza che trattavasi di una "libera interpretazione" dello sceneggiatore.
Stabilito ciò, e assodato che solo Ciccio di Nonna Papera puo' saperne di Fisica meno dell'Onorevole Carlucci, essendo questi un fumetto (Ciccio non la Carlucci), ho ripreso la visione.
Con mio immenso stupore ho scoperto che i nomi dei protagonisti erano tutti cambiati, tranne uno, e non che l'autrice del romanzo si fosse spinta su nomi finnici endecasillabi.
Ma anche su questo possiamo passarci sopra (anche se sarebbe stato piu' opportuno passare sopra lo sceneggiatore con pizze a 2 a 2 fin quando non diventino dispari,e in quel momento, ricominciare).
Nella versione originale, i 2 domestici si amano, se non si amano almeno si stimano, se non si stimano, quantomeno non litigano mai. Nella versione cinematografica, piu' che marito e moglie sembrano suocera e nuora che discutono del colore della culla del bambino.
La Christie, nel libro, fa si che le accuse lanciate dal misterioso ospite, siano scandite da un GRAMMOFONO. Lo sceneggiatore, probabilmente alla  decima bottiglia di Bourbon, le fa scandire da un MANGIANASTRI.
Torniamo alla "libera interpretazione di cui sopra.
Ma andiamo avanti.
O meglio arriviamo alla fine.
La logica del romanzo della "Stanza Chiusa", sta nel fatto che, l'assassino e' anche vittima.
Per questo nel romanzo originale, muoiono TUTTI E 10 GLI INDIANI.
E' qui che lo sceneggiatore, dà il meglio di sè.
Un genio incompreso. La Pallottola Spuntata, al confronto e' Profondo Rosso.
Nel momento in cui si scopre l'assassino, e quindi egli e' da solo con l'ultima vittima, cosa succede ?
Spunta la "teorica" penultima vittima, che in realta' non e' stata uccisa dalla "teorica" ultima, in quanto loro hanno capito tutto. E quello che doveva essere l'assassino e il genio del male, resta con le pive nel sacco.
E' come se Calderoli avesse scritto la Divina Commedia.
Come far cantare il Nessun Dorma a Marco Masini.
Come chiedere alla Montalcini di andare in giro, ora, in topless.
Agatha, perdonali.
Non sapevano quello che sceneggiavano.
cinema
22 marzo 2008
STAND BY ME
Ho rivisto "Stand By Me", nel caso di Stephen King, il primo film visto prima di leggere il libro. Molto diverso da tutte le produzioni kinghiane. Non un horror, un thriller, che si intreccia con la vita, con i suoi vari stadi. L'adolescenza, la voglia di crescere, di andare contro i "grandi", la voglia di fuggire, ma nel modo giusto, spensierato. La colonna sonora e' meravigliosa. Ricordavo una sola scena. Quella delle sanguisughe. Che identifico un po' come la scena di passaggio, quella in cui tutti i protagonisti, prendono coscienza del fatto che la loro "impresa" (i ragazzi protagonisti del film sono 4 amici che insieme vanno alla ricerca di un cadavere), è un modo per crescere.
La classica ricerca adolescenziale del "qualcosa piu' grande di noi", che in questo caso e' la visione di un corpo esanime.
Un film.
La vita.

"Camminammo tutta la notte e arrivammo a Castlerock alle 5 della domenica mattina, i primi di settembre, eravamo stati via solo 2 giorni, eppure la città sembrava diversa. Piu' piccola."

Voi cosa ne pensate di questa pellicola ?
Colgo l'occasione per augurarvi una buona pasqua, laica socialista e Behramiana.

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permalink | inviato da GBestBlog il 22/3/2008 alle 2:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
8 febbraio 2008
DIRTY DANCING
 

Decidete voi tra Hillary e Barak.




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cinema
18 gennaio 2008
NEL CINEMA, UGO DI MENO


Non sprecherò parole inutili.
Le sue sceneggiature parlavano per Lui
Ciao Ugo.
Uno sceneggiatore al di sopra di ogni sospetto.
E ricorda: la classe cinematografica va in Paradiso.

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cinema
3 febbraio 2007
MANUALE D'AMORE 2: LA RIVINCITA DI MIMMO
Il post sui fatti "calcistici" di ieri sera, è la. Coloro che vorranno leggerlo e commentarlo sono beneaccetti.
Ma per cercare di alzare un po' il morale, sperando di non passare per menefreghista, vorrei parlare del film che ieri sera sono andato a vedere al cinema.

Manuale d'Amore 2. Non ho visto il primo. Ma da quello che ho capito poco conta. La cosa più divertente dell'inizio della pellicola e' stata  che la mia amica Valentina, manda un sms alla sorella scrivendole "Vogliamo parlare di quanto è fico Scamarcio ?" e lei le risponde: "Si effettivamente..... Mentre la Bellucci l'ho trovata un pò invecchiata!"
Viva la vecchiaia.
Nel complesso comunque il film non mi ha fatto impazzire. (La Bellucci si, ma questo è un discorso tra me ed i miei ormoni.)

Non so se sono stato il solo a notarlo, ma, l'ultimo episodio, "Amore Estremo", che vede protagonista Verdone (vedi foto), sembra una sorta di rivincita del Mimmo di "Un sacco bello".
Sono molti i punti in comune tra la prima pellicola verdoniana, prodotta da Sergio Leone, ed il film di Veronesi:
1- La protagonista femminile di Amore Estremo è spagnola, così come Marisol
2- Il luogo dove nasce il loro "amore" è una terrazza, come quella della cena tra Marisol e Mimmo
3- Il rapporto tra i 2 nasce, in entrambi i casi, perchè Verdone aiuta la donna in questione
4- In entrambe le pellicole c'e' la scena del bagno in un luogo "proibito", che nel caso di Marisol è lo zoo.

Le coincidenze cinematografiche ci sono.
Solo che stavolta, ha vinto Mimmo.



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musica
27 dicembre 2006
LOTTAVANO COSI' COME SI GIOCA

1973: Un anno importante per la discografia, italiana e per i Deandreiani. Nei negozi di dischi esce l’ennesimo concept album del cantautore genovese: “Storia di un impiegato”. Forse il disco più pungente e graffiante della discografia di Faber. Un disco corale. Un disco di gruppo. Un disco della generazione del “vento”. Quel vento che soffierà sull’Italia e sull’Europa, ma particolarmente sullo stivale, fino al punto cruciale, che mi piace individuare nel 9 maggio del 1978, la morte di Aldo Moro.
“Lottavano così come si gioca \ i cuccioli del maggio era normale \ loro avevano il tempo anche per la galera \ ad aspettarli fuori rimaneva \ la stessa rabbia la stessa primavera”.
In questi versi, con cui si apre il disco, è racchiusa la summa di quegli anni, anni di piombo, rivoltelle, espropri proletari, ma soprattutto di ideali. Condivisibili o meno. Non è questo il problema.
“Anche se il nostro Maggio \ ha fatto a meno del vostro coraggio \ se la paura di guardare \ vi ha fatto chinare il mento \ per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti”, perché in fondo quella “rivoluzione” riguardava tutti, anche coloro che tendevano a tapparsi il naso, a chiudere gli occhi, coloro che nella prima versione de “La canzone del Maggio”, poi censurata probabilmente per obblighi discografici avevano “lasciato fare ai professionisti dei manganelli \ per liberarvi di noi canaglie \ di noi teppisti \ di noi ribelli”, quelli del comandamento “Ama il consumo come te stesso”, tanto obnubilati da questo da averlo osservato “fino ad assolvere chi ci ha sparato”.
Il disco di coloro che stanchi del potere occulto “Rischiavano la strada e per un uomo \ ci vuole pure un senso a sopportare \ di poter sanguinare \ e il senso non deve essere rischiare \ ma forse non voler più sopportare”.
La generazione del 70, voleva, o almeno credeva di voler, distruggere falsi miti, una sorta di iconoclastia rivoluzionaria, e Fabrizio questo lo capisce, e lo riassume ne “Al ballo Mascherato”, dove tutti i miti e le figure retoriche della sociètà vengono accorpate in una sorta di attentato dinamitardo all’interno di un ballo carnevalesco: tra un “Cristo drogato da troppe sconfitte”, “Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro”, “Nelson strappato al suo Carnevale” e genitori che si piegano su se stessi, un padre che “pretende aspirina ed affetto \ ed inciampa sulla sua autorità”, ed una genitrice che “Si approva in frantumi di specchio”.
Tutti accumunati da un destino: la bomba.
In un sogno sudato e lunghissimo, il protagonista viene interrogato dal potere, che gli dimostra essere forse più forte di lui, con una domanda finale, a cui forse, è impossibile dare una risposta: “Oggi un giudice come me \ lo chiede al potere se può giudicare \ tu sei il potere \ vuoi essere giudicato ? \ vuoi essere assolto o condannato ?”
La famiglia, in tutte le sue forme diventa un impedimento, diventa una gabbia, quando vogliono far si che tu ripercorra a tutti i costi le orme paterne “C’e’ li un posto \ lo ha lasciato tuo padre \ non dovrai che restare sul ponte \ e guardare le altre navi passare \ le più piccole dirigile al fiume \ le più grandi sanno già dove andare”.
Le “teste pensanti dei meravigliosi 70, impediscono il libero pensare, tanto che un bombarolo decide di scardinarle “intellettuali d’oggi \ idioti di domani \ ridatemi il cervello che basta alle mie mani \ profeti molto acrobati della rivoluzione \ oggi farò da me \ senza lezione”.
Il punto poetico più alto del disco è a parer mio “Verranno a chiederti del nostro amore”, dove, il bombarolo della canzone precedente lancia un invettiva contro la sua amata: la accusa di preferire i parolai al suo amore sincero “A quella gente consumata nel farsi dar retta \ un amore così lungo \ tu non darglielo in fretta” , di essere cambiata al punto da non essere più riconoscibile “tu regalagli un trucco che con me non portavi \ e loro si stupiranno che tu \ non mi bastavi”, di essere schiava delle convenzioni e di non riuscire a liberarsi da esse “ Andrai a vivere con Alice \ che si fa wiskey distillando fiori \ o con un Casanova che ti promette \ di presentarti ai genitori \ o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro \ senza chiederti come mai \ continuerai a farti scegliere \ o finalmente sceglierai ?”.
“Nella mia ora di Libertà”, la canzone di chiusura, ma che spiega il mondo di De Andrè, come meglio non si potrebbe, la canzone dove l’Io, diventa noi “Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va”- “di respirare la stessa aria di un secondino non ci va”, dove l’amore diventa veramente solo una parola se interpretato solo con la pancia “Quel che dirà di me alla gente \ quel che dirà ve lo dico io \ da  un po’ di tempo era un po’ cambiato \ ma non nel dirmi \ Amore Mio”.
Il potere è talmente impalpabile e subdolo che la sola strada di difesa e’ la rivoluzione “Certo bisogna farne di strada \ da una ginnastica d’obbedienza \ fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza \ però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni \ da non riuscire più a capire \ che non ci sono poteri buoni”.
Ascoltare questo disco non può che risvegliare qualche coscienza. E se non lo dovesse fare “per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti”.




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spettacoli
13 dicembre 2006
QUASI FOSSE ANTANI (E CHE RESTI TALE)
Leggevo appena adesso che De Laurentis vorrebbe far rivivere le "bischerate" di "Amici miei". Non sono per i remake. Basta pensare a cosa è successo con "Il ritorno del Monnezza". Ancora peggio con "Il corvo 2". Mancavano i presupposti. I personaggi prinicipali. Anche con Amici Miei accadrebbe questo. Mancano Tognazzi e Noiret. Lasciamo che Antani resti come e'. Col triplo scappellamento a destra.

Ps: Domani alle 15 ho un esame.... Incrocio le dita!



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teatro
12 dicembre 2006
CAMERA ARDENTE - DAL VIVO!
Quello che segue e' il comunicato stampa di uno spettacolo che si svolge a Roma in questi giorni! Accorrete numerosi! Fino a Domenica!

Comunicato Stampa n.1                                                                  Roma, 4 Dicembre 2006

 

 

 

La Compagnia “NANI&BALLERINE”

 

presenta

 

 

CAMERA ARDENTE

dal vivo!

di

Saverio Raimondo

 

Una commedia “col morto” ironica, brillante, dissacrante, satirica, oscena, esilarante.

 

                                                                       

                                       

Una commedia da morire!

                                                                                                                                               

Camera Ardente dal vivo!”, questo il titolo dello spettacolo teatrale scritto e diretto da Saverio Raimondo, e da lui interpretato insieme a Paolo Zaccaria, Leonardo Poggini, Valentina Morgera, Claudia Salvatore,Matteo Smacchi, Benedetta Marsicola, Stefano Patti, in programmazione da martedì 12 dicembre a domenica 17 dicembre 2006 presso il  Teatro Dell’Angelo, a Roma, dal martedì al sabato alle ore 21.00; la domenica alle 17.30.

 

Prezzi: intero 15,00  euro – ridotto*  12,00 euro *(under 26 – over 70)

 

Lo spettacolo è  patrocinato dalla Regione Lazio.

 

 

Vi decomporrete dalle risate!

 

C’è un cadavere in sala! Ma non in platea; sul palco. Il teatro è allestito come una camera ardente, con tanto di bara al centro. E’ da qui che , all’inizio dello spettacolo, fa il suo ingresso in scena un uomo, impacciato e insicuro, che comincia ad interagire col pubblico in sala: è il morto! “Era” un uomo qualunque, deceduto senza clamore; ma un regista senza scrupoli ha deciso di spettacolarizzarne la morte facendo della sua camera ardente uno spettacolo d’intrattenimento. E durante la serata il morto tornerà a confrontarsi con la vita e con i vivi in un susseguirsi di equivoci ed incontri improbabili ed esilaranti, spesso chiamando in causa anche il pubblico; ma soprattutto prenderà coscienza di quella che è la sua nuova “vita”.

 

Riderete più di là che di qua!

 

 “CAMERA ARDENTE  dal vivo!” è una novità assoluta nel panorama comico nazionale: aggiorna e contamina le più varie forme di comicità, dall’ironia al surreale, dallo stand-up commedian allo sketch, dal cabaret al teatro classico, e affronta in modo brillante il tema, insolito per una commedia comica, della morte, con esiti imprevedibilmente esilaranti.

L’obbiettivo è quello di colmare la distanza con l’agilità e l’audacia dei modelli comici anglosassoni e d’oltreoceano.

Uno spettacolo nuovo anche perché opera di un giovane autore ed attore comico emergente, Saverio Raimondo, che forte della sua formazione ed esperienza, segnata tra gli altri da collaborazioni “illustri” come quella con il teatro Ambra Jovinelli ma soprattutto da una lunga esperienza professionale con Serena Dandini, mette in scena questa sua audace commedia con un cast composto esclusivamente da giovani attori, anch’essi emergenti, provenienti da contesti ed esperienze tra loro diverse ed eterogenee.

Il risultato sono 2 ore di spettacolo sorprendenti, in bilico tra l’happening e la commedia di prosa, dove si fondono comicità visiva e verbale in un ritmo sempre nuovo e dinamico; battute memorabili, scene chiuse e situazioni aperte, recitazione e performance si contaminano nel dare vita alla grande commedia della morte! Il tema è infatti affrontato sotto tutti i punti di vista, da quello biologico a quello esistenziale, fino a quello sociale, con un’ironia e una fantasia comica degna di un Woody Allen o dei Monty Python.

In poche parole: al contrario di quello che il tema potrebbe far pensare, una commedia vivacissima!

 

 

Vi gratterete dal ridere!

 

Saverio Raimondo è nato a Roma il 20 gennaio 1984. Comincia a scrivere pezzi comici sin dall’età di 14 anni, ma “ufficializza” questo suo talento solo 4 anni dopo: a 18 anni debutta come autore, regista ed interprete dello spettacolo “Frammenti di Teatro”, ed entra a far parte del team di autori ed attori della Fattoria dei Comici del teatro Ambra Jovinelli, capitanato da Serena Dandini. Per lei lavora come autore per le due edizioni della trasmissione “BRA – Braccia Rubate all’Agricoltura”, in onda su RaiTre nel 2003 e 2004, e per diverse serate di cabaret al Piccolo Jovinelli o nella manifestazione “Faccia da Comico”, spesso anche in qualità di performer. Collabora con la tv universitaria dell’ateneo RomaTre, e non ha lesinato sue incursioni satiriche nel palinsesto della rete satellitare “NessunoTV”. E’ autore, attore e regista di molti spettacoli organizzati dal Comune di Roma o inseriti in sue iniziative, tra cui “Live 8 ½”, recital per la costruzione di una scuola in Rwanda. Una curiosità: è “autore” degli sms comici che la WIND manda ai suoi utenti che si abbonano al servizio!

 

Saverio Raimondo è disponibile a rilasciare interviste.

 

Per eventuali richieste di accredito stampa, contattare l’Ufficio Stampa 24 ore prima della data prescelta per assistere allo spettacolo.

 

 

R.I.P. – Riderete In Pace!

Contatti:

 

Ufficio Stampa:

Agnese Renzi

+39 333 9296230

e-mail: agnese.renzi@alice.it

 

Teatro Dell’Angelo

 Via Simon De Saint Bon 19 (Prati)

Info: +39 06 37513571   www.teatrodellangelo.it




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musica
6 dicembre 2006
LA SEMINERANNO PER MARE E PER TERRA....

Può un anarchico occuparsi della figura di Gesù ?
Può quando questo anarchico risponde al nome di Fabrizio De Andrè.
L’opera nasce da una rilettura musicale dei vangeli apocrifi.
Non prende cioè in esame i testi canonici della cristianità, ma quelli che la chiesa ritiene falsi.
Ma che parlano di Gesù come essere umano, e non necessariamente come “figlio di Dio”.
Ne “L’infanzia di Maria”  si descrive il momento in cui, all’età di dodici anni, Maria viene cacciata dal tempio, perché ha avuto per la prima volta il ciclo, e viene quindi ritenuta impura e oramai in età da marito “E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio \ avevi dodici anni e nessuna colpa addosso \ ma per i sacerdoti fu colpa il tuo Maggio \ la tua verginità che si tingeva di rosso”. Maria viene quindi condotta al mercato per essere venduta al “miglior offerente”. Viene “vinta” da Giuseppe, un anziano falegname della Giudea, che la accoglie nella sua casa, senza grande entusiasmo, proprio perché vecchio “E fosti tu Giuseppe \ un reduce del passato \ falegname per forza \ padre per professione \ a vederti assegnata da un destino sgarbato \ una figlia di più senza alcuna ragione \ una bimba su cui non avevi intenzione”.
Portata Maria nella propria dimora, Giuseppe parte per  4 anni, lasciando sola la piccola Maria.
Ne “Il ritorno di Giuseppe” , si descrive il viaggio a ritroso del falegname, con una descrizione fortemente poetica del paesaggio che egli vede mentre avanza “Stelle già dal tramonto \ si contendono in cielo a frotte \ luci meticolose nell’insegnarti la notte \ un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno \ scandisce la distanza lungo il morire del giorno”. Giuseppe, convinto di trovare la “stessa” Maria, lasciata al momento della partenza porta con se una bambola da donarle, per restituirle la sua infanzia “La vestirai Maria \ ritornerai a quei giochi \ lasciati quando i tuoi anni erano così pochi”.
La Maria che trova il falegname quando entra in casa, è una ragazza nuova, che ha ricevuto la visita di un Angelo che le ha annunciato che diventerà madre del Figlio Di Dio, attraverso l’immacolata concezione “Lo chiameranno Figlio di Dio \ parole confuse nella mia mente \ svanite in un sogno ma impresse nel ventre”.
In “Ave Maria” si fa un ritratto della mamma di Gesù e della condizione di madre, in relazione all’età.
Si arriva quindi al momento della crocifissione, e Maria ha un colloquio con un falegname intento a costruire delle croci, che Maria crede siano stampelle (Maria nella bottega del falegname) “Falegname col martello perché fai den den \ con la pialla su quel legno perché fai fren fren ? \ costruisci le stampelle per chi in guerra andò \ e dalla Nubia sulle mani a casa ritornò ?”. Il falegname le annuncia che quella che sta costruendo è la croce che dovrà essere strumento di morte per suo figlio “ Mio martello non colpisce pialla mia non taglia \ per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia \ ma tre croci due per chi disertò per rubare la più grande per chi guerra insegnò a disertare \ questi ceppi che han portato perché il mio sudore li trasformi nell’immagine di tre dolori \ vedran lacrime di Dimaco e di Tito al ciglio \ la più grande che tu guardi abbraccerà tuo figlio”.
In “Via della Croce” c’e’ la descrizione della via Crucis, e delle sensazioni che vivono i seguaci di Gesù “Si muovono curve le vedove in testa \ per loro non è un pomeriggio di festa \ si serran le vesti sugli occhi e sul cuore \ ma filtra dai veli il dolore” , “Nessuno di loro ti grida un addio \ per esser scoperto cugino di Dio \ gli apostoli han chiuso le gole alla voce \ fratello che sanguini in croce” e quelli che sono i suoi avversari, coloro cioè che sono i loro carnefici “Han volti distesi già inclini al perdono \ ormai che han veduto il tuo sangue di uomo fregiarti le membra di rivoli viola \ incapace di nuocere ancora”.
Gesù nel suo calvario non è solo, ad accompagnarlo alla morte ci sono anche i 2 ladroni, Tito e Dimaco, che a seconda dei vangeli cambiano nome in Disma e Gesta, e sotto le loro croci ci sono le loro madri. Tutte piangenti. Che accusano Maria di struggersi troppo, dato che cosciente del fatto che il figlio al terzo giorno resusciterà.
Qui viene fuori l’umanità di Gesù e soprattutto come l’amore materno prescinda dalla santità del proprio figlio “Piango di lui ciò che mi è tolto \ le braccia magre, la fronte, il volto \ ogni sua vita che vive ancora \ che vedo spegnersi ora per ora \ figlio nel sangue figlio nel cuore \ e chi ti chiama Nostro Signore \ nella fatica di un tuo sorriso cerca un ritaglio di Paradiso \ per me sei figlio vita morente \ ti portò cieco questo mio ventre \ come nel grembo e adesso in croce \ ti chiama amore questa mia voce \ non fossi stato Figlio di Dio \ t’ avrei ancora per figlio mio”.
I ladroni per uno strano caso del destino, sono uno buono (Tito) e uno cattivo (Dimaco).
Tito prima di spirare contesta uno ad uno i dieci comandamenti, facendo il paragone tra la legge di Dio e le contraddizioni umane, dal primo al decimo comandamento trova difetti a tutte le leggi, proprio perché dettate appunto, agli uomini.
“Non avrai altro Dio all’infuori di me \ Genti diverse venute dall’est dicevano che in fondo era uguale \ credevano ad un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male”.
“Non nominare il nome di Dio invano \ Con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena ed il suo nome”
“Onora il padre e la madre \ bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone”
“Ricorda di santificare le feste \ entrare nei templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni”
“Non rubare \ vuotando in silenzio le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato \ ma io senza legge rubai in nome mio”
“Non commettere atti impuri \ poi la voglia svanisce ed il figlio rimane \ e tanti ne uccide la fame”
“Non ammazzare \ guardatela oggi questa legge di Dio \ tre volte inchiodata nel legno”
“Non dire falsa testimonianza \ lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono”
“Non desiderare la roba d’altri”, “Non desiderare la sposa d’altri \ Nei letti degli altri già caldi d’amore non ho provato dolore”.
Un disco difficile, costruito in maniera magistrale. Difficile perché scritto in un periodo in cui infuriavano le lotte di piazza, e De Andrè veniva schernito perché si fermava a scrivere di Gesù, quando in realtà metteva in risalto il lato rivoluzionario di questa figura. Rivoluzione che molti dicevano di fare in strada.




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letteratura
4 dicembre 2006
PRIMAVERA NON BUSSA LEI ENTRA SICURA....

Il weekend è andato bene. La mostra a cui ha partecipato la genitrice, ha avuto un buon successo, e devo dire che la cosa mi da parecchia soddisfazione. Anche a lei. Anzi soprattutto.
Stamattina per iniziare bene la settimana, la sveglia è suonata alle 5 e 40.
Mi ero ripromesso di accompagnare un cugino di mamma a Termini e così ho fatto da bravo figliolo.
Girando per i negozi della stazione, dato che avevo tempo in abbondanza, mi sono imbattuto in Ricordi. La mia anima musicale mi ha spinto ad entrare nel negozio (erano le 8 e 25), e cosa ti trovo sugli scaffali ? Il secondo volume di "In direzione ostinata e contraria". Secondo la legge "Macchero', m'hai provocato e mo me te magno", ho deciso di acquistarlo e così e' stato. E allora mi sono rimesso a ripensare all'opera di Faber.
Gia' tempo fa, avevo postato in codesto loco di perdizione, alcuni versi del poeta genovese.
Stamane però mi sono messo a ripercorrere le tappe della carriera artistica di Bicio, e a domandarmi quale dei suoi album, mi avesse colpito particolarmente.
La scelta è stata difficile. Anzi impossibile. Quindi ho deciso, che dato che ogni tanto Mario Luzzatto Fegitz si impossessa di me, a puntate cerchero' di dare la storia e un personale parere su tutti gli album che conosco di De Andrè.
L'opera sarà lunga e spero non tediosa per voi lettori.
Se un merito ha avuto Fabrizio (uno dei tanti), è stato quello di introdurre nelle cultura della canzone italiana, l'uso del concept- album, ovvero di un disco, in cui le canzoni seguano tutte un solo filo conduttore.
In quest'ottica, uno dei migliori, è sicuramente  "Non al denaro, non all'amore nè al cielo", tratto dal libro di poesie "L'antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. L'opera in partenza è una "collezione" di epitaffi tombali, il poeta immagina che esista un paese con un cimitero, ove in ogni epitaffio si spieghi la vita di uno degli abitanti, e il motivo della loro dipartita.
Parere personale: il libro non è un'opera magistrale, anzi, tutt'altro. La trasposizione musicale, è, al contrario, oltremodo degna di nota.
De Andrè sceglie 9 epitaffi, dai quali trae 9 canzoni meravigliose.
In realta' gli epitaffi presi in considerazione sono 8, la prima canzone "La collina", e' tratta dall'introduzione, in cui lo stesso Masters, con una "poesia" vera e propria, presenta il paese con tutti i suoi difetti.
La differenza tra il libro ed il disco, sta nel "punto di vista".
Masters parte appunto, dai difetti degli esseri umani in vita.
De Andrè, si concentra sull'invidia dei morti rispetto ai vivi.
I ritratti si aprono con "Un Matto", dove il protagonista cerca in ogni modo di farsi notare, in maniera iperbolica "per stupire mezz'ora\basta un libro di storia\ io cercai di imparare\ la treccani a memoria". Il protagonista della canzone viene vilipeso da tutto il paese "E la luce del giorno si divide la piazza\ tra un villaggio che ride e te: lo scemo che passa", al punto che viene rinchiuso in un manicomio fino alla morte "Senza sapere a chi dovessi la vita\ in un manicomio io l'ho restituita".
Ne il testo de "Il chimico", si analizza l'amore, dal punto di vista degli uomini, e dal punto di vista dello scenziato "Guardate l'idrogeno tacere nel mare\ guardate l'ossigeno al suo fianco dormire\ ha potuto sposarli senza farli scoppiare\ soltanto una legge che io riesco a capire". De Andrè in questo testo da la migliore definizione di amore che io abbia, personalmente, mai letto "Primavera non bussa\ lei entra sicura\ come il fumo lei penetra in ogni fessura\ ha le labbra di carne i capelli di grano\ che paura che voglia che ti prenda per mano\ che paura che voglia che ti porti lontano". Il chimico al termine della canzone chiede agli uomini quale sia la differenza tra il suo amore per gli elementi e quello per le donne e tra la morte di una persona innamorata e quella di un arido scenziato "Ma è forse diverso il vostro morire ?\ Voi che uscite all'amore che cedete all'Aprile\ E' forse diverso il vostro morire ?"
In "Un malato di cuore" si mette in evidenza l'invidia che prova un ragazzo malato di cuore, verso coloro che possono vivere una vita "normale", e di come l'amore fisico gli risulti fatale "Ma che la bacia questo si lo ricordo\ col cuore ormai sulle labbra".
Il personaggio di "Un medico", è un uomo che non riesce a staccarsi dai suoi sogni da bambino, quelle del camice bianco, e il suo modo infantile di vedere la professione, ovvero come un dovere verso gli uomini, fin quando non si accorge di essere schiavo del sistema, e inventa un elisir di giovinezza che lo conduce in carcere, indi alla morte "L'etichetta diceva Elisir di Giovinezza\ e un giudice\ un giudice con la faccia da uomo\ mi spedì a sfogliare\ i tramonti in prigione".
Il protagonista di "Un giudice" è un nano, che si vendica della cattiveria umana "La maldicenza insiste\ batte la lingua sul tamburo\ fino a dire che un nano\ è una carogna di sicuro\ perchè ha il cuore troppo\ troppo vicino al buco del culo", diventando un inflessibile uomo di legge "E allora la mia statura non dispenso' piu' buon umore\ a chi alla sbarra in piedi\ mi diceva: Vostro Onore\ e di affidarli al boia\ fu un piacere del tutto mio", fino al momento della dipartita, quando accetta come unico giudizio quello del Giudice Supremo "Prima di genuflettermi\ nell'ora dell'addio\ non conoscendo affatto\ la statura di Dio".
Ne "Il blasfemo" si "depenalizza" la blasfemia, attaccando in un qualche modo il genere umano, condizionato da Dio stesso "Mi arrestarono un giorno\ per le donne ed il vino \ non avevano leggi per punire un blasfemo\ non m'uccise la morte\ ma due guardie bigotte\ mi cercarono l'anima a forza di botte".
Il pezzo piu' "visionario" è certamente "Un ottico", in cui un ottico di professione, immagina di poter costruire lenti con le quali i suoi clienti possano vedere cio' che desiderano "Non più ottico ma \ spacciatore di lenti\ per improvvisare occhi contenti\ perchè le pupille abituate a copiare\ inventino i mondi\ sui quali guardare".
"Il suonatore Jones" è una canzone d'amore per la musica, per la vita, e soprattutto un'invettiva verso coloro che pensano che se si è capaci di fare una cosa perfettamente, si è in grado di fare solo quella " E poi se la gente sa \ e la gente lo sa che sai suonare\ suonare ti tocca per tutta una vita".
Un disco che rende immortale, un libro che forse, non lo sarebbe mai stato.




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CULTURA
30 novembre 2006
IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA (E SCUOTE LE COSCIENZE)
Ken Loach, racconta in una pellicola di 120 minuti, la rivolta del popolo irlandese, nei confronti dell'esercito inglese. I sogni di ragazzi irlandesi, che, piuttosto che piegarsi all'egemonia del governo di Sua Maestà La Regina, decidono di unirsi e lottare, per far si che l'Irlanda diventi davvero un paese libero.
Almeno fino ad un certo punto, quando, dopo la firma del trattato di pace, alcuni di coloro che avevano deciso di intraprendere la lotta, entrano nell'esercito irlandese, che resta pero' sotto botta di Mamma Inghilterra.
Coloro che credono in un'Irlanda libera ed indipendente, ma sul serio, senza falsi "esportatori di democrazia" (cambiano i tempi, le persone ed i termini, ma la sostanza rimane quella), continuano a lottare, fino al finale tragico.
Un buon ritratto della condizione dei cattolici Irlandesi, che è proseguita poi per anni.
Un film duro. Un film reale, ancor prima che realistico, capace di lasciare interdetti.
Ma quando sono scorsi i titoli di coda ho pensato: "AL DIO DEGLI INGLESI, NON CREDERE MAI".



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musica
28 luglio 2006
MA CRISTINA D'AVENA CE LA HA UNA VITA PRIVATA ?
I nostri genitori ballavano con in sottofondo "Reality", colonna sonora de "IL TEMPO DELLE MELE".
Molti di noi si sono innamorati, o quantomeno presi la prima cotta grazie a Whitney Huston (la prima cantante un po' donna un po' razzo spaziale) che cantava "I WILL ALWAYS LOVE YOU", e le ragazze sognavano Kevin Costner nonostante il ballerino di turno fosse magari fornito di armamentario orale in acciaio 18\10, mentre i ragazzi la bella pelle ambrata della cantante americana, nonostante la ballerina portasse dei fondi di bottiglia che qualcuno si ostinava a definire occhiali.
I balli molte volte erano ridicoli, e nel momento in cui, il genio della festa spegneva la luce per facilitare la concupiscenza dei Ginger e Fred di turno, causa sbadataggine era solito sentire un rumore che si aggirava tra l'elefante in un negozio di cristalli e la caduta dalla mensola della cucina della batteria di pentole neo acquisto della mater familias, nelle televendite di Giorgio Mastrota.
Esiste un personaggio, una donna, che ha segnato l'esistenza di noi ragazzi.
Prima ha cantato le sigle di qualunque cartone animato del mondo italico emerso, poi ad un tratto si e' scoperta la Houdrey Hapburn de noantri, decidendo di recitare nella versione in pellicola di una delle sue sigle, "Kiss Me Licia", dove si innamorava di uno psicopatico con i capelli gialli a sfumatura rossa, che suonava con un personaggio dai capelli viola e viveva con un fratellino piu' piccolo di nome Andrea (sigh!), con i capelli BLU. E apparte i diverbi chiari dei due personaggi con il parrucchiere, erano proprietari di un gatto parlante!
E non finisce mica qui: ma qualcuno di voi si ricorda il COGNOME o di Mirko o di Licia (nomi chiaramente nipponici oltretutto) ?
Questi 2 non hanno un'identita' chiara, e in piu', lui suona in un gruppo che si chiama "LE API DOMESTICHE".
Ma ora il problema, non e' il tubo catodico, ma sapere come Madama D'Avena convive con la sua eredita' canterina.
O meglio, all'inizio parlo de "IL TEMPO DELLE MELE" e "I WILL ALWAIS LOVE YOU".
Ma la domanda che mi pongo da almeno un decennio e' questa (chiaramente ancora senza risposta): come sara' la vita privata della buona Cristina ?
Di solito se uno vuole fare il galantuomo, e anche un po' lo sborone, porta la donna con la quale si frequenta, da Chez Maxim.
Cristina D'Avena pretendera' di essere portata sempre al Mambo ?
Mangera' solo polpette invece delle transalpine escargot.
E in particolar modo: nel dopocena, mentre i 2 innamorati si rilassano sul divano bevendo qualcosa, mentre noi comuni mortali, metteremo qualcosa di soft, ella cosa vorra' ascoltare....
Immaginate il dialogo:
- Cara, ho qui con me un'inedito di Edith Piaf, per te va bene ?
- No caro, scusa potresti mettere Fivelandia 8 ?
Immaginate il povero cristo che deve approcciare Cristina sulle note di Holly e Benjii....
Oh inquieta' eta'......



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3 luglio 2006
LE FRASI DELLA MIA VITA
"Quando vivo dietro a frasi di canzoni dietro a sogni ed aquiloni dietro cio' che non sara'"
Perche' sono utopista e credo che le canzoni siano un pezzo di esistenza importante......

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"
Non esiste solo la bellezza esteriore, anzi e' destinata a sfiorire, meglio una realta' modificabile ma brutta in apparenza

"Ma i moralisti han chiuso i bar, e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori, e' bello ritornar normalita', e' facile tornare con le tante stanche pecore bianche, scusate non mi lego a questa schiera, morro' pecora nera"
Preferisco usare la mia testa piuttosto che omologarmi sotto l'egida di un pericolo massivo

"E un'altra volta notte e suono, non so nemmeno io per che motivo, forse perche' son vivo"
La musica, la sola cosa oltre agli amici, che non mi tradira' mai, e che anche nei momenti peggiori mi ha sempre aiutato, lei la Musa piu' bella.

"How many roads must a man walk down, before you can call him a man, how many seas must a white dove sail, before it is washed to the sea ? How many times must the cannonball fly, before they forever banned?"
Risposta non c'e' e forse chi lo sa, perduta nel vento sara'......




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28 maggio 2006
UNA STORIA UN PO' COMPLICATA PARTE TERZA E ANCHE BREVE...

Sono uno scrittore di favole assurde, qualche giorno fa, ho incontrato un’ arancia che mi ha parlato dei suoi problemi di cuore: aveva iniziato un rapporto con uno spremiagrumi che versava in condizioni economiche pessime: questo pessimo individuo a forza di chiedere prestiti alla mia amica Arancia (un incrocio tra un agrume e una tennista anni 80), la aveva spremuta fino all’ osso.

Mai pero’ come quando io mi fidanzai con una giocatrice di poker: ella mi spremette fino all’asso… Poi mi lascio’…

Mai come quando una mia amica si fidanzo’ con un benzinaio: egli la spremette fino all’Esso, nonostante lavorasse per la q8, concorrenza sleale…

 




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9 maggio 2006
LA FANTASIA NON HA LIMITI
Carissimi piccoli amici, stiamo cercando in ogni modo di eleggere il presidente della res publica, onde permetterci di godere del governo che faticosamente e' riuscito ad insediarsi.
Oggi e' venuto fuori un nome nuovo tra i vari scrutini : e' stato votato anche Vasco Rossi....
Dubito sia stato Fini a scrivere quel nome, piu' probabilmente trattasi di Pannella.
Il voto piu' fantasioso rimane pero' quello assegnato a Francesco Guccini, se venisse veramente eletto presidente sarebbe il massimo della vita: allora si che Silvio dovrebbe preoccuparsi dei comunisti, anzi degli anarchici.
E si rischia di tornare al periodo stellestrisce di Palmer....
Ora mi permetto dal basso della mia persona di proporre una candidatura straordinaria: Eva Henger! Tra i tanti presunti filantropi mondiali lei si che e' una benefattrice!
Obiezione vostro onore: la signorina Eva, assieme al buon Schicchi e' accusata di sfruttamento della prostituzione, quindi penalmente perseguibile.
Controbiezione: No problem, la signorina Eva ha solo 33 anni circa, alla fine del mandato cioe' circa a 40 si presentera' a Rebibbia sua sponte,  e di sicuro nessuno le concedera' i domiciliari, con maximum iubilum dei reclusi capitolini.


EVA HENGER E' IL MIO PRESIDENTE !



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20 aprile 2006
LA CANZONE POPOLARE
Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da imparare ancora
ce lo dirà.

Sono io oppure sei tu
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo tra le braccia
ci si è trovato anche la morte
sono io oppure sei tu
ma sono io oppure sei tu.

Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da capire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà.

Sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io, lo vedi da te
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco le mani
sono io, lo vedi da te
mi riconosci, lo vedi da te.

Alzati che sta passando la canzone popolare.

Sono io sono proprio io
che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci
né il mio vestito più vecchio
e prendiamola tra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu
che sono io e che sei anche tu.

Alzati che si sta alzando la canzone popolare.

Alzati che sta passando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da cantare ancora
si capirà.

Ivano Fossati

DEDICATA A : JACOPO, ALESSANDRA, CAMPANELLINO, DONATELLA, SARA E PIERLUIGI: Per la notte del 10 Aprile che abbiamo vissuto insieme sperando di poterla cantare a squarciagola, anche se il buon Jack era occupato con lo spoglio elettorale (attento Ja, che se a Tremonti gli gira te ritocca), e forse ce la faremo prima o poi, come avrebbe detto mia nonna a Dio (Berlusconi) piacendo. Vi voglio bene.

DEDICATA A : TE per quel verso che gia' sai e che ritroverai leggendo.... Tvb.



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20 aprile 2006
CANTO DI NATALE

        

Signora dei vicoli scuri dal vecchio cappotto sciupato

Asciugati gli occhi e sorridi c'è un altro Natale alle porte

Non senti le grida e le voci e qualcosa di strano nell'aria

Anche i muri ingrigiti dei vicoli splendono sotto la luna

 

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo

E la sera ci facemmo un bicchiere di scura ed un giro di walzer

Con tanti saluti ad un altro Natale

 

Signora dei vicoli scuri abbracciami forte stasera

Anche i gatti festeggiano a volte e cantano sotto le stelle

Dimentica il freddo le lacrime e le scarpe coperte di fango

E il destino di un vecchio ubriacone cullato dal canto del vento

 

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo

E stasera ci faremo un bicchiere di scura ed un giro di walzer

Con tanti saluti ad un altro Natale.

 

Signora dei vicoli scuri non mollare la lotta

Verranno momenti migliori il tempo è una ruota che gira

Vedremo le rive del mare in un giorno assolato d'estate

Scoleremo cinquanta bottiglie al riparo di un cielo lontano

 

Ti ricordi c'incontrammo in un giorno di neve e di freddo

E stasera ce ne andremo a ballare per strade e a brindare un saluto

E un cordiale fanculo ad un altro Natale

Modena City Ramblers



DEDICATA A TUTTI I SOGNATORI E A TUTTI COLORO CHE CI CREDONO ANCORA E CI CREDERANNO PER SEMPRE....
MA SOPRATTUTTO AD UNA PERSONA, SPERANDO CHE LA SUA RISERVA DI SOGNI NON FINISCA MAI......




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18 aprile 2006
LA PASSIONE DI CRISTO
Alla fine ero sconvolto. Ecco. Il termine esatto è sconvolto.
Sono ateo, è vero, ma il rispetto, e se mi passate il termine, l'amore che nutro verso la figura di Gesù, mi ha fatto rabbrividire alla fine della pellicola.
Seduto sulla poltrona massaggiante di mio nonno, ieri mi sono accinto a visionare il film di Mel Gibson, nel quale ho fatto anche la comparsa, per inciso.
Ho compreso in toto la forza della figura di Gesù, il suo carisma.
Basti pensare a quando ormai stremato viene aiutato da Giuseppe D'Arimatea a portare la croce: Giuseppe lo ritiene prima un malfattore, ma in seguito si convince della sua grandezza, tanto da ribellarsi ai Romani che continuano a fustigare Gesù, nonostante sia oramai praticamente allo stremo.
Per chi, come me, ritiene Gesù una delle più grandi figure della storia, questo è un film duro e difficile da vedere.
Chi più chi meno tutti conosciamo la storia della passione, ma non forse in tutta la sua cruenza.
Più che un film un documentario.
Che dimostra come l'uomo non capisca l'uomo, e si lasci sopraffare dall'odio.
La mia conclusione potrà apparire banale: Gesù è morto innocente, e a prescindere dalla sua santità è stato ucciso dalla mente reazionaria degli uomini del suo tempo che non avevano appieno compreso il suo messaggio di "rivoluzione".
Perchè quello che Gesù voleva era la "rivoluzione" del mondo contro le istituzioni che oberavano la Palestina, a prescindere dalla sua discendenza divina.
Lo scacciare i mercanti dal tempio, personalmente la interpreto come il voler far rispettare la realta' di un luogo a prescindere da quale esso sia.
"IL SETTIMO DICE: NON DEVI AMMAZZARE SE DEL CIELO VUOI ESSERE DEGNO. GUARDATELA OGGI QUESTA LEGGE DI DIO TRE VOLTE INCHIODATA NEL LEGNO, GUARDATE LA FINE DI QUEL NAZARENO E UN LADRO NON MUORE DI MENO"

"FIGLIO NEL SANGUE, FIGLIO NEL CUORE E CHI TI CHIAMA NOSTRO SIGNORE, NELLA FATICA DI UN TUO SORRISO CERCA UN RITAGLIO DI PARADISO.
PIANGO DI LUI CIO' CHE MI E' TOLTO, LE BRACCIA MAGRE LA FRONTE IL VOLTO, OGNI SUA VITA CHE VIVE ANCORA CHE VEDO SPEGNERSI ORA PER ORA"

"LA SEMINERANNO PER MARE E PER TERRA PER BOSCHI E CITTA' LA TUA BUONA NOVELLA, MA QUESTO DOMANI CON FEDE MIGLIORE STASERA E' PIU' FORTE IL TERRORE.
NESSUNO DI LORO TI GRIDA UN ADDIO PER ESSER SCOPERTO CUGINO DI DIO, GLI APOSTOLI HAN CHIUSO LE GOLE ALLA VOCE, FRATELLO CHE SANGUINI IN CROCE.
HAN VOLTI CRUDELI GIA' INCLINI AL PERDONO, ORMAI CHE HAN VEDUTO IL TUO SANGUE DI UOMO, A REDIMERE IL MONDO GLI SERVE PENSARE IL TUO SANGUE PUO' CERTO BASTARE."

LA BUONA NOVELLA Fabrizio De Andrè.



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14 aprile 2006
LA FRASE CELEBRE CHE DOVREBBE ESSERE DI TUTTI
"Datemi un cuore libero da folli sogni e io vi mostrero' un uomo felice"
"Ma solo nel sogno l'uomo e' veramente felice, cosi' e' e cosi' sara' per sempre"

Robin Williams "L'ATTIMO FUGGENTE"

Per una volta non metto qualcosa di mio, ma qualcosa che sento appartenermi fortemente....
Quando vidi il film avevo otto anni piu' o meno, e ricordo che alla fine della pellicola salii' sul divano imitando i ragazzi e pronunciai la frase "Capitano mio capitano".
La speranza e' di riuscire a vivere la vita credendo sempre nei sogni... E lo auguro a chiunque...
Ma soprattutto ad una persona che non nomino ma spero capisca...



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12 aprile 2006
SIGNORA DEI VICOLI SCURI

Mi sono guardato dentro tante volte, ma solo oggi che sono sereno riesco a farlo con la tranquillità necessaria.

Ho capito che ognuno di noi possiede una “signora dei vicoli scuri”, che è in un certo qual modo quello che i credenti chiamerebbero “angelo custode”.

Ed io ho la mia.

Ha 77 anni, e’ una bella signora con un passo leggiadro e un profumo dolce addosso, e con un sorriso che e’ difficile dimenticare.

E mi ricordo ancora quando la abbracciavo e la stringevo forte, quando le piangevo sul petto, o ancora quando nelle mie notti insonni chiacchieravo con lei, e mi raccontava di mamma e papà e di come si erano conosciuti.

Nella mia mente c’e’ ancora profumo di gnocchi, di pizza fatta in casa e di dolci natalizi, con la granella rossa gialla e blu, con i fichi secchi…. E quelle mani che impastano…. E io piccolo bambino che con il mento appoggiato alle mani la guardo mentre compie quella che per me e’ una magia….

I racconti del libro di Manzoni “I promessi sposi”, che erano la mia ninna nanna….

E la guerra, quella sporca guerra che sembrava aver spazzato via ogni speranza, ma non aveva tolto né a lei, né tanto meno agli altri, la voglia di vivere, di esistere, di re- esistere.

Le bandiere rosse della liberazione, che mi raccontava, perché a modo suo le aveva vissute….

Il generale tedesco che aveva chiesto in sposa sua sorella….

E se mi permetti, signora dei vicoli scuri, di quel tuo cugino che tu non hai mai nascosto, e non ti sei mai vergognata di definire: COMUNISTA, quando esserlo era un reato….

Ricordo la notte in cui mi chiedesti di stare con me mentre svolgevo la mia prima versione di greco, ed entrambi scoprivamo un mondo nuovo….

Mi torna in mente quando, un giorno, dissi che anche io come il tuo cugino ero COMUNISTA e a te brillavano gli occhi, perché forse in me rivedevi lui, anche se qualcuno non era d’accordo.

La mia mente torna a quando mi scrivesti tutta la canzone “o sudato namurato” e mi chiedesti di impararla, e io lo feci ed inizia ad amarla…

Tanto da cantarla davanti al tuo feretro, quella maledetta estate, perche’ era ed e’ nostra e volevo tu la portassi con te….

Signora dei vicoli scuri, abbracciami forte stasera e continua ad illuminare la mia strada.

Sara’ la sesta pasqua senza di te.

Pero’ so che ci sei.

E per questo ti AMO.




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6 aprile 2006
SACCO E VANZETTI
Lo so e' tardissimo.... L'ora dei lupi.... Ma ho appena finito la creazione di un filmato con Windows Movie Maker e sto aspettando che il programma lo salvi sul PC, ma il processo e'lunghissimo, ergo per ammazzare il tempo sto rivedendo un film a mio parere straordinario: SACCO E VANZETTI di Giuliano Montaldo. A voi amici non sara' sfuggita la citazione di alcune frasi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti in un post precedente.
Le frasi sono tratte da quel film.
La pellicola e' basata sulla vera storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti i due anarchici italiani condannati a morte per una rapina alla quale non avevano partecipato. La rapina e' ovviamente un pretesto. Il processo da penale diventa polico, la notte del 23 agosto 1927, tra le 00.19 e le 00.26 Sacco e Vanzetti cavalcano il fulmine di Old Sparky, la vecchia scintillante, non perche' assassini ma in quanto anarchici e immigrati.
La vicenda inizia nel 1920, in un clima persecutorio nei confronti dei cittadini immigrati e di coloro che si riconoscono in ideologie come quella anarchica, comunista o socialista.
I giornali parlano di rivoluzione bolscevica. A farne le spese sono proprio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, il primo operaio specializzato di calzaturificio, il secondo pescivendolo.
Il processo che li vede coinvolti riguarda una rapina avvenuta a South Baintree il 15 Aprile 1920.
Nonostante le testimonianze avallino le tesi della difesa e dimostrino in maniera inconfutabile l'innocenza degli imputati, il procuratore distrettuale Katzman, anche attraverso la corruzione dei teste dimostra la "colpevolezza" dei 2 italiani.
Neanche 7 anni dopo il governatore Fuller, nonostante il clima di terrore sia lontano, concede la grazia a Sacco e Vanzetti.
Vanzetti cavalca il fulmine dopo aver pronunciato le parole "Viva L'anarchia", Sacco lascia una lettera al figlio dove scrive: "Possono bruciare i nostri corpi oggi ma non possono distruggere le nostre idee".
Il film che vede uno straordinario Gianmaria Volontè nel ruolo di Vanzetti, e un altrettanto incredibile Riccardo Cucciolla nel ruolo di Sacco, evidenzia come la legge americana degli anni venti (e forse non solo ? ) sia fondata sul giustizialismo e non sulla giustizia.
Il film esce in un periodo non casuale, e alcune scene riportano a riferimenti della realta' italiana: In una delle prime scene l'anarchico Andrea Salsedo vola giu' dalla finestra della questura di New York inspiegabilmente.... chiaro riferimento all'avvenimento omologo che vide coinvolto l'anarchico Pinelli volato anche lui giu' dalla finestra della questura, pero' di Milano, guarda caso 2 anni prima dell'uscita del film.
Da sottolineare la colonna sonora composta da Ennio Morricone e Joan Baez. La struggente BALLATA DI SACCO E VANZETTI rimane una delle pietre miliari delle canzoni di protesta degli anni 70 e seguenti.
Un inchino alla maesta' recitativa di Gianmaria Volonte', attore indimenticabile ed indimenticato.
Film imperdibile, anche se chiaramente schierato dalla parte dei COGLIONI.





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15 febbraio 2006
BEST
E' un personaggio che amo: George Best. Il mio blog prende il nome proprio da lui.
Ho visto il film che lo riguarda, e nonostante non possa esimermi dal dire che la prova attoriale e' di ottimo livello, devo pero' personalmente opinare sul taglio dato al film.
Gli appassionati di calcio, piu' o meno giovani, conoscono la storia calcistica ed extracalcistica del campione irlandese. Quello che mi ha colpito della pellicola cinematografica e' il fatto che la grandezza calcistica di Best passa assolutamente in secondo piano rispetto ai suoi problemi personali con l'alcool.
La Coppa dei Campioni vinta nel 1968 in quel di Wembley appare come un evento quasi casuale di questo immenso campione, cosi' come il pallone d'oro o la scarpa d'oro.
Piu' che un film sul calcio, come credo dovesse essere, e' diventato un film morale.
Il fatto non mi avrebbe lasciato interdetto se il rapporto Calcio- Morale, fosse stato paritario, ma così, almeno non mi e' sembrato.
E' vero che nella scena finale del film c'e' una sorta di rivalutazione della figura di Best, ma credo che si sia trattata male l'autobiografia, che io ho letto, e si siano messi in evidenza i punti errati.
George Best era un grande campione, quello che ne viene fuori e' solo un alcolizzato di quart'ordine....
E personalmente se fossi stato Best non lo avrei accettato....
Ma ormai purtroppo.....



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