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Troppo giovane son io, ed il Nero e' un triste colore.

"E' come se le note musicali, creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

(Muriel Barbery)









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L' eleganza del riccio

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarno
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA



















 

letteratura
16 luglio 2008
POESIA PER ALBERTO SORDI
Ce lo sapevi bene
in fonno in fonno
che avevi fatto ride tutto er monno
e perche' l'urtimo scherzo nun te riuscisse male
hai detto:
"Tumulateme a Carnevale"
Adesso se Ricciotto potesse urlare
lo farebbe davero pe tutto il paese
direbbe:
"Zitti zitti, nun parlate, che s'e' addormito pe davero
er marchese".
Tu eri de tutta Italia da Aosta a Siracusa
ma eri soprattutto uno romano
e lo dicevi co tutto il core in mano.
E adesso Albe' scusa si rido come un pazzo,
ma me sa che c'avevi ragione te a di':
"Io so io,
e voi non siete un cazzo".

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letteratura
23 maggio 2008
SVEGLIO MA MAI VIGILE
Ripenso.
E ogni volta che ripenso rimango,
stupito di come,
senza muovere una foglia,
il mondo resti quello che è.

Immanente.
Condito di quel sapore inutile.
Fino a rimuginare,
ricordare e stupirsi di come l'arte
diventi suicidio,
e di come il suicidio,
arte non sia mai.

Sveglio, ma mai vigile,
ironico e sobbalzante.
Adesso sto fingendo di piacermi,
ma è difficile,
lo specchio non fa sconti.

Trotterello nelle memorie,
memore della tragedia.
Mi rispondo che tutto ha un senso,
ma mi affaccio e tutto fa senso.
Ma non posso farne senza.

Realizzo,
capitalizzo, e sono in lizza con me stesso
per il posto di primo della classe,
io che rozzo, mi ammansisco,
piovo, lampeggio.
Ma quando scrivo,
forse sto anche peggio.

Mutilato, senza moltitudini da convincere
senza risvegli lacunosi,
senza un cuore che batta,
senza Mago di Oz,
forse,
uomo di latta.

E ti lascio,
in questa ultima aurora,
i bisogni della vita
tutto,
ora.

Perdonami,
è tardi per tornare indietro,
non posso più riflettere sul tetro,
ho bisogno della luce,
che riflette.

Adesso scusami,
le strade....
sono strette.

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letteratura
22 maggio 2008
CALICI DI PIETRA
Rifletto in fondo
e non e' vero niente.
Perduto
come fosse tardi.
Respiro
rigurgitando spasmi.
Sanguinolente
le immagini si confondono.
Odio
me stesso e tutto quello che mi circonda.
Circostanzio
maledicendo te e tutto il resto.
Resto
come fosse facile deperire.
Solo
in una stanza buia.
Adescato
da una sensazione che non conosco.
Pluripregiudicato
spezzo pani e benedico vini.
Crocefisso
come un Gesù senza pargoli.
Acqua
e aceto che mi brucia dentro.
Riprendo
senza essere me stesso.
Steso
su un letto di Rose e spine.
Negligente
per bisogno e non per ingorghi mentali.
Sveglio
come quando il Sole sorge.
Dio
che non possiedo e che non voglio.
Ragione
unico appiglio come un naufrago uno scoglio.


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letteratura
10 aprile 2008
SI SPENGONO LE LUCI
Si spengono le luci
il buio mi sovrasta
il mio buon senso, cinico,
e' stato messo all'asta.

Respiro ancora fumo
respiro ancora forte
il sangue adesso e' grumo
la vita adesso e' morte.

Spariscono le stelle
spariscono i miei sogni
trasuda la mia pelle
ed ho nascosto cio' che agogni.

Aiuto Capitano
affonda questa nave
mi tenga un po' la mano
il suo tono adesso e' grave.

Pericolo, pericolo
sudore della fronte
gli spari dei fucili
li vedo sopra il monte.

Si spengono le luci
il buio mi sovrasta
il mio buon senso cinico
e' stato messo all'asta.

Leggendo tra le righe
un giornale arrugginito
mi pungo la coscienza
e sanguina il mio dito.

L'amore mi colpisce
la gioia si diffonde
come fa tutti i giorni
il vento tra le fronde.

Ho perso il senso pratico
ho il sole che mi aspetta
girovago in zig zag
ma rispondo "Linea Retta".

Tossisco indipendenza
sputando dalla bocca
quello che mi basta
e quello che mi tocca.

Tossisco un po' piu' forte
è come sia un richiamo
ricaccio già la morte
e mi accorgo che ti amo.





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letteratura
12 febbraio 2008
VORREI


Vorrei venirti a cercare ogni volta che taccio
anche quando qui piove
ed io dentro non mi piaccio
Tralicci spolpati
svolazzano
ogni momento è buono
per diventare tempesta
per rinascere tuono
Lungimiro
spadroneggiato,
quando per ricordare,
devo fermarmi
manigoldo
francamente derelitto
dal delitto ideologico,
tradito
dalla mia generazione,
che ascolta
un vuoto, quando niente
nell'ente inestricabile
accatasta bile
in letture recalcitranti
Tirocinato al punto da inseguire
per non essere mai raggiunto
ma giungo
e funziono
come rima e come suono
Nichilista.
Basito torno alla base
e faccio magie uniche,
che,
entropizzano tutto il sole,
che vorrebbe uscire,
gioioso,
dadaista.
Sperimento,
tonnellate di parole.
Ma quando arrivera' il silenzio,
potro' dire
di essere
stato
vivo.



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11 dicembre 2007
CHIUDO
Rendendomi conto
che tutto quello che posso fare
è troppo ma non è mai abbastanza
chiudo
chiudo col passato
e riapro al presente
con futuribili passioni e bisogni di tutto
Nego me stesso per non pretendere te
quando il fruscio delle foglie
del ricordo
gongola nel biscicare di parole
inumane
Spegni
non dovrei essere io ad assistere al nulla
Piagnucolo e denigro
rido e mando giù
detesto alla luce del pretesto
prevedo e presento
intravedo e pretendo
Sodomizzo l'inutile
Masochizzo
nell'ombra del possibile
dello scibile
e dell'incontrovertibile.
Addio Lumi.
Buongiorno Ragioni.
Niente più Fiumi.
Ma solo passioni.

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letteratura
10 dicembre 2007
P
Particolarmente puro perdo pezzi
del puzzle predefinito
Partorisco partizioni
patisco pericoli
pefeziono posteriormente permessi
Perpendicolare al posto
a cui sono predisposto
Parlo
Pontifico pontefici
Putridamente passo
da posti pesti a
pasti (im)posti
Panottico e pericoloso
previdente e prevenuto
Puntilgioso e pasticcione.
Poi.....

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letteratura
26 maggio 2007
NUVOLA BIANCA
Odorano le lande desolate
Signora della terra e della notte
mentre le erbe che dal vento sparpagliate
si rispecchiano nelle stoviglie rotte
Mentre il fumo sale lento e silenzioso
generali che ci guardano morire
il pensiero si fa torvo e lacunoso
tutto fatto, quasi niente piu' da dire
Guardo frecce che rispecchiano la morte
e le facce di chi se ne e' andato via
batte il cuore, ha deciso la mia sorte
chi violenza la chiamo' democrazia
Nuvola Bianca ha acceso un Calumet
sogna ancora del fucile il sordo click
mentre suda e pensa ancora alla morte
che ha viaggiato sulle sponde del Sand Creek.




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letteratura
18 maggio 2007
SEXUAL UNKNOWN
Mi riscopro,
a vagliare con voluttà
le voglie e le volontà
sognare il tuo corpo in un conciso sperperare
a vedere a sognare a volere
Animal esco da me stesso
dal mio essere sognatore
e divento tutto
niente
semplicemente essere umano
sudo pensando
vorrei
ma non posso
o forse non voglio
immagino l'inimmaginabile
istantanee di te
dentro i miei occhi
e la paura si fa concreta
mentre plasmo
con crete
le voglie che vigile vaglio
nel desiderio di averti ancora
prima di capirti
mi siedo e ripenso
agisco e mi muovo
vorrei
vorrei
ossessionato ed ossessivo
dolce sconosciuta
io Socrate
e tu la mia cicuta
spasmi
che inter vengono
e scanso il pensiero di non essere in grado
vorrei
voglio
ti
voglio.




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letteratura
10 maggio 2007
PRINCIPESSA FAREWELL
Riciclando per anni un sentimento nascosto
ho cercato qualcuno che prendesse il tuo posto
ora sento il mio cuore che battendo riposa
mentre leggo piangendo "poesie in forma di rosa"
le risposte non date, son rimaste stantie
tra sorrisi abbozzati e ipotetiche arpie
il mio cuore lo curo, il mio orgoglio lo mordo
quando mi esplode dentro questo tuo "Non ricordo"
Cavaliere errante, verso un fosco maniero
tengo in mente il tuo viso, stretto il tuo pensiero
colgo dentro di me una paura indefessa
ma ti amo, e son niente senza te, Principessa
mentre i viali alberati di una forte ossessione
son percorsi dai vati di un'eterna passione
io rileggo sudando ogni parola spesa
e la testa mi lancia vaghi cenni d'intesa
sto per dirti che "BASTA" sto per dirti "VAI VIA"
se deve essere "CON" e' per "ESSERE MIA"
ho giocato a scacchi con sorella sorte
ed ho sbattuto il grugno su tutte le porte
ma prima che arrivi di malinconia un tumore
mi giro e son via: ADDIO MIO AMORE.




permalink | inviato da il 10/5/2007 alle 23:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
letteratura
26 marzo 2007
E QUINDI HO PAURA DI ME
Fermamente convinto di niente
contraddico contraccezioni
deturpando esenzioni da nulla
per un tutto che spazia
Inebetito di fronte all'essere ed al non essere
neutralizzo il neutralizzabile
concordo con me stesso
e con le mie contraddizioni
e la voce ritorna
ritorna e risuona su me
che spaventato mi ergo
in difesa
della sinapsi attiva
e convivo
convenientemente
con habemus papam retroattivi
generosamente
focalizzo
la voglia di morire
con una nemesi
la voglia di morire con emicranie
esplode la mia testa
esplodono i miei bisogni
ed ho paura di me
perchè ho paura degli urli
perchè maledico
le urla
e quindi ho paura di me




permalink | inviato da il 26/3/2007 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
5 marzo 2007
UNO STRANO VIAGGIO
... gli edifici non sono come vestiti in serie, ad esempio
la casa del pescatore non è una casa, è una scatola per gioielli
    che non somiglia a nessun altra;
avevano da dire delle cose belle e a dirle presto
gli architetti della Rivoluzione
    ai lavoratori di Cuba
e sanno trasformare il calore in frescura, l'oscurità in luce;
incontro degli operai
da che l'Avana è l'Avana, nessuno è passato per le vie
    con passo così franco
e anch'io che ogni giorno all'Avana mi sento più giovane:
l'amarezza del mondo la sento ogni giorno di meno
    nella mia bocca
le rughe sulle mie mani si cancellano un poco ogni giorno
ogni giorno credo di più
che la donna lontana pensi a me soltanto
    ha i capelli di fienobiondo, le ciglia azzurre,
e ogni giorno per le vie dell'Avana canto
    più gioiosamente
       somos socialistas adelante adelante


Nazim Hikmet

Ps: Grazie a tutti per i commenti durante la mia indisposizione!
Siete stati carinissimi!
Andrea- Influenza 1-0 Palla al centro!




permalink | inviato da il 5/3/2007 alle 21:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
letteratura
11 febbraio 2007
HARAKIRI ESISTENZIALE
Ho la tendenza a credere
che nel continuo sperperare parole
si perda il confronto
tra la memoria e l'amore
Violento virus di un'esistenza
macchiata dall'essere visto
baciare per baciare
bere per vivere
Vorrei essere altero da me
ma rendendomi conto
che il mio presente
corrisponde al passato reperibile
Harakiri esistenziale
morirò essendo me stesso
guardami
scompaio
ma tienimi là.
Nel cuore.




permalink | inviato da il 11/2/2007 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
letteratura
29 gennaio 2007
FIORI PROFUMATI, PROFICUI ADDESTRAMENTI
Patetici bisogni di occulto
in quel che non ti dico
nei sorrisi che ogni giorno trattengo
visibilmente contrariato
dal tuo essere bella
Libri che avanzano nelle scansie
del vivere comune
Emarginato dal volerti
sogno di vivere ogni volta
che la morte si impossessa di me.
Fiori profumati
proficui addestramenti
mangiatoie di coscienza
Regalami un sorriso
solo allora partiro'
Biecamente vorrei abbracciarti
ma credimi
mi fa paura essere felice
Anche se significa esserlo
con te.



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letteratura
23 gennaio 2007
AVERE ESSERE E DOMANDARSI ANCORA

Avere avere essere e domandarsi ancora

Per quale altro motivo mi specchio nell’aurora

Nella mia voglia di essere e di perdere la testa

Tra mille idiomi semplici e venti di tempesta

Per correre mi barrico nei semplici abbandoni

Percorro viali aridi e singoli perdoni

La notte corre scalpita mi sembra che risponda

Quasi come ogni mare fa con sua sorella onda

Ti sento mentre pensi a qualcosa che non brilla

Alla triste essenza di una goccia che non stilla

Perdonami se sono un puro semplice poeta

Io gioco di parola sono uomo non profeta

Mi giudicano i vati e le semplici emozioni

Non posso non sognarti, dolce eterna perdizione

Ho visto due puttane pettinarsi nella notte

Di volontà prosaiche di inutili abbandoni

Avrò forse sbagliando un sogno fisso in testa

Vorrei tu fossi un anima, ninfa plebea funesta

Adesso chiudo gli occhi la notte mi consola

Mi basta per riflettere un’anima che vola.




permalink | inviato da il 23/1/2007 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
letteratura
11 gennaio 2007
RESTO ANCORA UN ATTIMO A GUARDARTI
Nel freddo e nel ridicolo
ridono consonanti
pensieri sfuggenti
e silenzi
la principessa è gelida
contorti i miei pensieri
lacune di impossibile
retroattività contorte
di sogni
labbra rosse
sorrisi colmi di tristezza
visionario con tanto di errore
vorrei piantarla.
Resto ancora un attimo a guardarti
e non credere che sia facile non farlo
è solo che
devo vivere.




permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
letteratura
23 dicembre 2006
CECCO ANGIOLIERI

S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo;

s'i' fosse vento, lo tempestarei;

s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;

s'i' fosse Dío, mandereil' en profondo;

s'i' fosse papa, allor serei giocondo,

ché tutti cristiani imbrigarei;

s'i' fosse 'mperator, ben lo farei:

a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S'i' fosse morte, andarei a mi' padre;

s'i' fosse vita, non starei con lui:

similemente faria da mi' madre.

S'i' fosse Cecco, com' i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre:

le zop[p]e e vecchie lasserei altrui.




permalink | inviato da il 23/12/2006 alle 0:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
letteratura
7 dicembre 2006
IL BOIA
Inforco gli occhiali per vederci appena
la memoria e' labile ma la mente e' piena
qualcuno che arriva le giubbe intraviste
amici carnefici che portan le liste
Sorridi ragazzo ancora se puoi
tra poco saranno scomparsi gli eroi
eravamo degli uomini diventati rigetto
la morte il dolore ancora prima il ghetto
Sorridi ragazza dai riccioli d'oro
i loro cuori sono senza decoro
ci vedono sporchi il peggiore dei mali
per questo emanano leggi razziali
Il treno l'immagine pura del viaggio
e' ora vettore di infausto miraggio
il boia e' uscito gia' dalla sua tana
perche' resti solo la razza ariana
Noi siamo animali milioni di some
la nostra colpa: e' ebreo il cognome
un sole scolpito del nero piu' forte
sinonimo infausto e inglorioso di morte
Inforco gli occhiali per vederci ancora
in questa nerissima e fetida aurora
che illumina l'ora piu' lunga di un uomo
ucciso da chi sara' senza perdono.



permalink | inviato da il 7/12/2006 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
letteratura
13 novembre 2006
LEGGIMI ANCORA
Ora che sono da sola e che tu
starai dormendo in un nido di paglia
tra le domande e le lune indiscrete
sento dei morsi stranieri arrivare
ma non sono di fame o di sete.
La lontananza consuma il mio tempo
sento le gocce di un'acqua inquinata
buttare sorrisi al di là della siepe
con lo sconforto di un treno che va.
Guardo la gente e leggo la noia
delle giornate borghesi e contorte
una domanda serpeggia nel cuore
"Si vive d'amore o si ama la morte ?"
Il triste respiro di tutto il mio tempo
che si riassume in un turbamento
si squaglierà in un sorso di Aurora
ma tu se mi ami, leggimi ancora.
Lo so che scappando ho lasciato alle spalle
dolori e pazzie sentendomi grande
ma mi manchera' la mia vanga ed il trattore
anche se diverrò Miss Mc Namara.
Mia madre non vede, non sente la nebbia
che adesso rileggo qui nelle mie dita
ha solo un problema, che andava risolto
costosi vestiti: cioè la sua vita.
Non giudicare, non parlarmi addosso
ti prego perdonami, io non posso
Per la mia megera
la bontà e' piu' che rara
ma sappi: io t'amo come te con Guevara.

Per tutti i lettori del blog: la poesia, o il pezzo, come volete definirlo, se cosi' assoluto non dovesse darvi molto senso, rileggete la poesia, nell'apposita sezione dal titolo: "Continuerai ad essere Miss Mc Namara". E' la risposta a quella poesia che scrissi qualche mese dopo.
Ps: Perdonerete il fatto che non ho messo il link relativo alla poesia, ma non riesco a mettere i link dei miei stessi post, anzi, se qualche anima pia, fosse cosi' buona da dirmi come fare, le\ gli sarei grato vita natural durante!

Abbracci.
Andrea.




permalink | inviato da il 13/11/2006 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
letteratura
31 ottobre 2006
E ORA CHE C'E' L'IMBRUNIRE TI RINGRAZIO
Ho scritto per anni pensando
senza sapere cosa.
Ho chiuso le stelle nel cielo sperando non cadessero mai.
Solo adesso ho capito.
Devo scrivere dell'impossibile.
Vivro' con un pensiero fisso.
Lo so.
Tu non mi sorriderai piu'saro' come una sentinella a cui chiedere :Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell
e chi o che cosa mi risponderai ?
Lo so non e' facile da dirsi
ma quello che e' facile da dirsi
e' difficile da farsi
ma non e' difficile far si
che si faccia
In un mondo in cui tutti dicono di metterci la faccia
voglio metterci le parole
non mi piace il mio volto
ma mi piace la mia voce
forse e' per questo.
E rido.
Rido ricordando
piango pensando
al passato
sorrido pensando al presente
il presente di mani che si incrociano bianche
le tue.
E ancora qui che mi domando dove eri
quando la notte era dentro di me.
E ora che c'e' l'imbrunire
ti ringrazio
per quanto tu non lo sappia
anche se forse te lo dico
sorridendo ogni giorno al tuo pensiero
quando tutto sembra falso
o a dirla tutta nulla e' vero.
Perdonami se mentre scrivo piango
non sono lacrime
ma strade di esistenza.
Le sto percorrendo senza sapere dove mi porteranno
credo che ho bisogno solo di una cosa:
il tuo sorriso.
Perdonami se adesso me ne vado.
Ma non per sempre solo per stanotte.
Ritornero'.
Appena le parole scorreranno nuovamente.
E sara' presto.
Prima che il sole sorga mi domando ancora:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell



permalink | inviato da il 31/10/2006 alle 1:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
26 ottobre 2006
SELENE CHE NUDA TI STAGLI
Se partiro' ancora una volta
dove sarai al mio ritorno ?
Non voglio trovarti piangente
se devi essere triste
meglio non trovarti per niente
Selene che nuda ti stagli
vestita di rosso e d'amore
non posso pensare al silenzio
e non accostarlo al dolore
Cianciando ciarpami infantili
ho preso le sporte ed il sonno
frugato le tasche del nulla
riscritto le lingue del mondo
E' vero che sono senza Dio
se per te che mi guardi e' vergogna
rigirati non darmi il fio
di ricondannarmi alla gogna
Giocherello tra il niente e l'ardito
frugo le tasche trovandoci il buio
mi spoglio da parole nuove
e rinnovo il mio odio sopito.
Sparami non tenermi vivo
se l'alternativa e' essere schiavo
preferisco ricordato ma morto
piuttosto che vivo ed ignavo.



permalink | inviato da il 26/10/2006 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
letteratura
7 ottobre 2006
E MI PERDO
E mi perdo.
Ancora nei pensieri del niente.
E scopro che niente corrisponde al tutto,
penso al sorriso,
il tuo
ed in fondo non ritengo di sbagliare
se dico e non dico
parlo e non parlo
ma comunque soffro
di questa astinenza dal vivere
che condiziona l'esistere e diventa sofferenza
il come ed il quando di una notte di Ottobre
chiuso tra 4 mura di una casa vuota
ma non troppo silenziosa
inquieto per vocazione
con una lacrima anarchica che scende
tra un verso Kabuki e un verso No.
Properispomeno proparossitono
paradossale
come una caverna coperta di luce
sogno dittature inutili
che sono quelle del cuore
per quanto riconosco un solo balcone storico:
i miei sentimenti.



permalink | inviato da il 7/10/2006 alle 5:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
letteratura
27 settembre 2006
LA POESIA DELLA TRADIZIONE
La poesia che segue la dedico alla mia generazione, a questa di adesso, a tutti coloro che sono in grado di sentire loro i versi poetici di un uomo che, a Novembre del 1975 ha pagato con la vita il suo essere diverso, il suo essere PIER PAOLO PASOLINI.

Oh generazione sfortunata!
Cosa succederà domani, se tale classe dirigente—
quando furono alle prime armi
non conobbero la poesia della tradizione
ne fecero un'esperienza infelice perché senza
sorriso realistico gli fu inaccessibile
e anche per quel poco che la conobbero, dovevano dimostrare
di voler conoscerla sì ma con distacco, fuori dal gioco.
Oh generazione sfortunata!
che nell'inverno del '70 usasti cappotti e scialli fantasiosi
e fosti viziata
chi ti insegnò a non sentirti inferiore —
rimuovesti le tue incertezze divinamente infantili —
chi non è aggressivo è nemico del popolo! Ah!
I libri, i vecchi libri passarono sotto i tuoi occhi
come oggetti di un vecchio nemico
sentisti l'obbligo di non cedere
davanti alla bellezza nata da ingiustizie dimenticate
fosti in fondo votata ai buoni sentimenti
da cui ti difendevi come dalla bellezza
con l'odio razziale contro la passione;
venisti al mondo, che è grande eppure così semplice,
e vi trovasti chi rideva della tradizione,
e tu prendesti alla lettera tale ironia fintamente ribalda,
erigendo barriere giovanili contro la classe dominante del passato
la gioventù passa presto; oh generazione sfortunata,
arriverai alla mezza età e poi alla vecchiaia
senza aver goduto ciò che avevi diritto di godere
e che non si gode senza ansia e umiltà
e così capirai di aver servito il mondo
contro cui con zelo «portasti avanti la lotta»:
era esso che voleva gettar discredito sopra la storia — la sua;
era esso che voleva far piazza pulita del passato — il suo;
oh generazione sfortunata, e tu obbedisti disobbedendo!
Era quel mondo a chiedere ai suoi nuovi figli di aiutarlo
a contraddirsi, per continuare;
vi troverete vecchi senza l'amore per i libri e la vita:
perfetti abitanti di quel mondo rinnovato
attraverso le sue reazioni e repressioni, sì, sì, è vero,
ma sopratutto attraverso voi, che vi siete ribellati
proprio come esso voleva, Automa in quanto Tutto;
non vi si riempirono gli occhi di lacrime
contro un Battistero con caporioni e garzoni
intenti di stagione in stagione
né lacrime aveste per un'ottava del Cinquecento,
né lacrime (intellettuali, dovute alla pura ragione)
non conosceste o non riconosceste i tabernacoli degli antenati
né le sedi dei padri padroni, dipinte da
—e tutte le altre sublimi cose
non vi farà trasalire (con quelle lacrime brucianti)
il verso di un anonimo poeta simbolista morto nel
la lotta di classe vi cullò e vi impedì di piangere:
irrigiditi contro tutto ciò che non sapesse di buoni sentimenti
e di aggressività disperata
passaste una giovinezza
e, se eravate intellettuali,
non voleste dunque esserlo fino in fondo,
mentre questo era poi fra i tanti il vostro dovere,
e perché compiste questo tradimento?
per amore dell'operaio: ma nessuno chiede a un operaio
di non essere operaio fino in fondo
gli operai non piansero davanti ai capolavori
ma non perpetrarono tradimenti che portano al ricatto
e quindi all'infelicità
oh sfortunata generazione
piangerai, ma di lacrime senza vita
perché forse non saprai neanche riandare
a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto:
povera generazione calvinista come alle origini della borghesia
fanciullescamente pragmatica, puerilmente attiva
tu hai cercato salvezza nell'organizzazione
(che non può altro produrre che altra organizzazione)
e hai passato i giorni della gioventù
parlando il linguaggio della democrazia burocratica
non uscendo mai della ripetizione delle formule,
ché organizzar significar per verba non si porìa,
ma per formule sì,
ti troverai a usare l'autorità paterna in balia del potere
imparlabile che ti ha voluta contro il potere,
generazione sfortunata!
Io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore
dove vorticava un'idea confusa, un'assoluta certezza,
una presunzione di eroi destinati a non morire —
oh ragazzi sfortunati, che avete visto a portata di mano
una meravigliosa vittoria che non esisteva!




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letteratura
17 settembre 2006
GENERAZIONE OCCULTA
Lascio a voi queste parole
mi conviene.
Sogno posti dove non potro' mai arrivare
ma non mi sono arreso
è solo e solamente poesia
sogno improbabili alcove
dove covare ricordi
parole peregrine
per un semplice bicchiere di vino.
Benestare del pensiero
rimugino come fossi un combattente sconfitto
ma credo
quindi non penso.
Ossequi padrone
vado via
dove non mi potrai mai raggiungere
ed io saro' re di me stesso
del mondo che mi sono costruito.
Sono pazzo ?
Forse.
Ma sono libero.
Non riesci piu' a leggere cio' che scrivo ?
Che paura
mi fa
la mia generazione
occulta
da alti ed erti otri di bugie
vorrei accavallare le gambe e ricredermi
perche' nessuno e' piu' capace di dire
dare e rispondere.
Abbiamo delle responsabilita' e dobbiamo sentirle
dobbiamo sentirle
anche se non c'e'
nessuno che le ascolta
la colta societa'
liberista
sta a guardare
dalle are della sua verita'
la vita che scorre
nelle ore vuote della notte
le onte che non sa cancellare.
Qualcuno vi avrebbe detto:
"per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti"




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sentimenti
8 settembre 2006
RIMEMBRANZA
Sudato e con i pensieri alla deriva
sbatto gli occhi per aprirmi un mondo
ricordo qualcosa che non vorrei
ed il dolore che provavo quando i silenzi erano oro.
Essenzialmente forviato dal pensare
magistralmente cooptato dallo scorrere delle onde
mi perdo nel mare dell'esistere
accorgendomi di chi m'ama
non m'ama
margherita sfogliati sola.
Ricordo il tuo sorriso
E mi sveglio perche' temo
ma non te
il tuo ricordo.
Ci hai provato
ma forse
io sono piu' forte di te.



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letteratura
5 settembre 2006
ORAMAI SEI LONTANO
Essenzialmente caduco
Spinto da un vento contrario
Eremita del pensiero e mai della parola
Avvaloro spettacoli teatrali di sangue e morte
Essere umano dedito al ricovero dell'anima errante
Condisco ab urbe condita i rigogliosi gorgheggi del tempo
Apro gli occhi senza vedere cosa resta di un passato mostruoso
Vedo anarchici cadere da finestre mentre penso che possono bruciare
i nostri corpi oggi, ma non possono distruggere le nostre idee
Calco la mano restando me stesso e sognando il bacio della morte
piu' di quanto un libro aperto possa cancellare il mio vissuto precedente
e fare di me il niente errante.
Conficco spade nelle rocce cercando di sconfiggere gli antri bui della coscienza.
Paralizzo ogni inutile intenzione di reazione della mia virtu' primaria:
il pensare.
Generazioni nascoste, dopo la mia si riconducono ad un sogno
delle inquiete eta' andate
con rose sui campi e papaveri tra le dita.
Sorreggo con sorrisi sottintesi
i baffi buffi delle beffe
Maledico il giorno del giudizio
Giudicando dando avendo ricevendo
Sparo con il solo fucile consentito dalla legge:
L'emozione.
Esco ancora .
Ritrovo i sorsi di vino perduti nelle osterie della coscienza
Manolesta mistifica misteri inestricati
Cencio e' il ritorno a se stesso senza niente addosso: Sanfranceschi reazionari.
Piccolobuio piange senza ragion d'essere o avere.
Mandavia e' una risposta ad una tenda fatta apposta perche' attenda
attestando il ricordo del passato.
E tu ?
Oramai sei Lontano.



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letteratura
27 agosto 2006
METROPOLIS
Il sogno che trasmetto
e che trasformo
nell'aura contornata di stupore
mi spinge come luce nella notte
coadiuvata da tutto il suo fragore.
Parole che di sbieco
vanno e vanno
ricordi di sorrisi spenti e accesi
ricordo il colore del tuo panno
mentro resto tra color che son sospesi.
Ti sorrido e sento truce che rispondo
non nasconderti
lo sai non son cattivo
popolare se lo vuoi un po' bastardo
ma a volte forse ancora sensitivo.
Affacciato alle finestre della nebbia
ho visto i tuoi occhi andare via
non chiedo sicurezze d'ogni sorta
non vorrei tu fossi un'anima pia.
Ridicole carrozze gongolanti
dell'estate di una Roma ormai perduta
mi piaci quando osservi quelle stelle
eterna dolce, sempiterna e muta.
Le luci dei lampioni sono accese
cammino dentro al freddo dell'aurora
e penso: quando cenere saro'
Roma mi sopravviverai
ci sarai ancora.



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letteratura
24 agosto 2006
NON MI PIEGO AL VOSTRO ESSERE
Non mi piego al vostro essere ora basta
ai vostri balli folli per la casta
perche' chi si droga e' di sinistra
e poi chi non lo fa e' pessimista
vi basta una chitarra un po' scordata
per dire che la falce vi appartiene ?
La vostra e' una mente un po' bacata
anche il martello devi averlo nelle vene!
La notte dei bei balli e' gia' finita
siete tutti come versi con la rima
costretti dalla metrica preimposta
domandatevi pero' quanto vi costa
Conformisti travestiti da rivoluzione
sogni che si riducono ad un balcone
avete fatto tanto nella vita ?
Lo si decide solo se e' finita
Sedetevi e datemi la luce
vi voglio veder ridere nel buio
incontrollati istinti di ricordo
mi fanno crescere un rumore sordo
se vi basta un filtro una cartina e
problemi di vista....
Allora non sono come voi....
Forse non sono comunista ?

TRIONFI LA GIUSTIZIA PROLETARIA!

Non mi sto ricredendo.... E' uno sfogo verso quelli che qualcuno definisce: conformisti travestiti da ribelli....



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letteratura
13 agosto 2006
ITO SEMPRE MA IATO MAI
Il costante retrobottega  del mio io
si chiude con schianto e derisione
cercando stelle comete e remagi
magici.
Cingo me stesso di lamenti e
retribuito dal buio
ito sempre
ma iato mai
semplifico
i fili del sempre
premendo e solleticando
ed ho doti invidiabili
tra succhi gastrici e bili
villo intestinale quanto mai
identita' parallela al mio essere e' il mio pervenire
e non essere eiaculatore precoce
di coiti poetici.
Ma semplicemente
un pensiero lineare
nelle are del condividere
e del condiriso
riso scotto e riso gramo
magro sempre
ma io bramo
settoriale e comunista
instancabile umorista
bramo a Brema
piu' di prima
ricordando e dando
dolcenero come nulla
chi mi giudica si bulla
cosa dici ?
Parlo strano ?
Meglio tu
che parli piano....



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letteratura
27 luglio 2006
HE WAS MY FATHER
Ricordi ?
la corsa sulle scale in un caldo giorno d'estate
a pensare che da adesso le cose son cambiate
non e' un emozione misurabile con righelli e squadre
e' perdere la testa perche' sei diventato padre.
Ricordi ?
i tuoi silenzi pieni di stanchezza
l'aria un po' stantia mentre io cercavo brezza
e gli abbracci nella notte della mente mia confusa
mentre tra una lacrima e l'altra io ti chiedevo scusa
e tu mi stringevi tra le tue braccia forte
e da me allontanavi tutta l'ombra della morte
E piangere insieme in un caldo pomeriggio,
scacciare con le lacrime le tonalita' di grigio
brindare con un vino rosso sangue alla vittoria
contro qualcosa di infido, ma che non sa di gloria,
Adesso che ti guardo in fondo in fondo ti capisco,
sono come un giradischi
non so stare senza disco.



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