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L'ULTIMA GOCCIA (PARTE PRIMA)

Sentivo una musica forte venire da una stanza che non vedevo e non sapevo dove fosse ubicata.
Girai lo sguardo piu' volte, ma non seppi dare una collocazione al suono.
Riconoscevo soltanto le parole che scorrevano sulla puntina del disco: "l'orchestra suonava the black bird..."
Il mio palazzo era posizionato in una zona centrale della citta' e potevo vederne la piazza, con lo scorrere delle vite, i passi lenti o veloci a seconda delle circostanze e dei bisogni.
Le madri sgridare i bambini, i padri accendere interminabili sigari, su un futuro incerto.
Come il mio.
Da quando mi avevano trasferito in quel luogo, mi sentivo senza spazio, senza tempo, e soprattutto ero senza lavoro.
Essere un investigatore privato, mi costringeva a lunghe pause, che condizionavano la mia psiche, ancor prima del mio portafogli e del mio stomaco.
Non che a me piacesse sapere che la gente si uccide pero' un minimo di sano egoismo lo avevo sviluppato negli anni di carriera.
Mentre aspettavo che il telefono squillasse (maledetto apparecchio, muto come un pesce!)decisi che era ora di dare un'occhiata ai casi precedenti, per rinfrescarmi un po' la memoria sui metodi investigativi.
Per fare cio' avevo pero' bisogno di un buon caffe' che misi subito a bollire, e mentre attendevo la fuoriuscita del liquido nero, mi appoggiai al piano cottura e guardai fuori dalla finestra.
La citta' aveva preso a pulsare e questo mi piacque parecchio.
Mi faceva sentire meno solo.
Del resto non conoscevo nessuno, ma una masnada di nessuno e' sempre meglio di nessun nessuno (concetto contorto, mi rendo conto).
Vidi una macchina percorrere la via sottostante la mia finestra e mi domandai dove stesse andando, domanda che rimase senza risposta, perche' l'auto, una Ferrari nera, svolto l'angolo e scomparve nella mattina invernale......


LA STORIA NON FINISCE QUI, MA LA CONTINUERO' LENTAMENTE PER VEDERE SE CREO SUSPANCE, SPERO CHE VI PIACCIA.

Pubblicato il 30/5/2006 alle 19.55 nella rubrica Racconti.

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