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METROPOLIS

Il sogno che trasmetto
e che trasformo
nell'aura contornata di stupore
mi spinge come luce nella notte
coadiuvata da tutto il suo fragore.
Parole che di sbieco
vanno e vanno
ricordi di sorrisi spenti e accesi
ricordo il colore del tuo panno
mentro resto tra color che son sospesi.
Ti sorrido e sento truce che rispondo
non nasconderti
lo sai non son cattivo
popolare se lo vuoi un po' bastardo
ma a volte forse ancora sensitivo.
Affacciato alle finestre della nebbia
ho visto i tuoi occhi andare via
non chiedo sicurezze d'ogni sorta
non vorrei tu fossi un'anima pia.
Ridicole carrozze gongolanti
dell'estate di una Roma ormai perduta
mi piaci quando osservi quelle stelle
eterna dolce, sempiterna e muta.
Le luci dei lampioni sono accese
cammino dentro al freddo dell'aurora
e penso: quando cenere saro'
Roma mi sopravviverai
ci sarai ancora.

Pubblicato il 27/8/2006 alle 0.44 nella rubrica Poesie.

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