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LA VOCE CONTINUAVA- 3

Aprii gli occhi.
Era ancora notte. Lo capii dalla luce del lampione che filtrava attraverso le fessure delle finestre. Il caldo estivo aveva fatto attecchire il lenzuolo alla mia pelle. Lo scostai con un gesto veloce e semplice. Cercai con una boccata di recuperare l'aria che probabilmente avevo perso in uno dei tanti sogni agitati delle mie notti.
Voltai lo sguardo verso il comodino. Allunguai la mano per cercare l'interruttore della lampada. Non trovandolo immediatamente desistetti. E lasciai che il buio desse ai miei occhi ancora un po' di gioia.
L'operazione agli occhi di qualche giorno prima era una cosa di cui andavo fiero, ma che mi causava fastidi notturni interminabili, che legati agli incubi, e alla persistenza della voce, rendevano le poche ore di sonno che riuscivo a concedermi, i soli momenti di tranquillita' di quel periodo.
Tentai di scendere dal letto e di cercare le ciabatte. Anche quelle sembravano sparite.
Sentii un rigagnolo di sudore scendere dalla fronte. Attesi che arrivasse all'altezza degli occhi, e quando sentii il bruciore causato dal contatto con i punti, capii che era arrivato il momento di asciugarmi.
Strinsi gli occhi e con un fazzoletto di seta, che trovai sul materasso, compii l'operazione, che mi regalò un  breve momento di sollievo.
Decisi che era arrivato il momento di alzarmi, feci forza su me stesso e misi i piedi a terra. Il freddo del pavimento, mi causo' un brivido lungo la spina dorsale.
Un brivido freddo che sveglio' tutti i miei sensi ancora intorpiditi. E allora trovai l'interruttore. Accesi la lampada.
Mi voltai alla mia destra e la vidi: era là ferma, con i suoi capelli lunghi e neri, il respiro dolce che le gonfiava il petto. Mi domandai per un attimo cosa stesse sognando, ma decisi che non era giusto saperlo, che quello era un momento solo suo.
E capii che dal momento del bagno al lungomare non ci eravamo detti nulla.
Forse perchè nulla dovevamo dirci. 
Vidi una lettera sul comodino che finiva con queste 2 parole: "Ti Amo".
A forza di fissarle mi parve di vedervi scritto: "Ho Paura".
E ripensai ancora alle sue parole della notte prima.
Ripensai ai suoi occhi fissi sui miei, e a quelle canzoni di sottofondo, quando avevamo deciso di stenderci sulla sabbia per asciugarci.
Nonostante la sua presenza, avevo forte, l'impressione di essere solo.
Mi ricordai di ignorare completamente il suo nome.
Sentii un movimento provenire dalla sua parte e mi voltai.
Aveva aperto gli occhi e mi stava fissando.
- Che fai ? - disse
- Sto pensando-
- A cosa ? -
- Sto pensando perchè...-
- Deve esserci un perchè in tutto questo ? -
- Se non ci fosse un perchè sarebbe fede -
- No-
- Come no ? -
- Amore, è solo questo-
- Ed e' così semplice ? -
- Oh si, è molto molto più semplice di quanto tu possa immaginare-
Ci pensai su un secondo....
- Come ti chiami ?-
- Cambierebbe qualcosa ? -
- Beh.... Forse si -
- Forse... -
Mi stavo innervosendo.
- Si cambierebbe tutto, diamine, siamo qui, è successo cio' che e' successo ed io non so neppure chi sei... -
- Se tu mi avessi visto in una strada polverosa, mi avresti fermato ? -
- Ma che cacchio di discorso è ? Non è razionale -
- Se avessi voluto parlarti di ragione lo avrei fatto, esci per un attimo dalla ridda di pensieri.... Mi avresti fermato ? -
- Credo di si -
- E il mio nome avrebbe avuto importanza ? -
- No -
- Del resto una rosa con un nome diverso, non avrebbe lo stesso profumo ? -
- Romeo e Giulietta.... -
- No. Verita'.-
- Dove vuoi arrivare ? -
- Voglio arrivare qui: non chiederti più perchè chiamami come vuoi, ma ti chiedo una sola cosa... -
- Cosa ? -
- Amami -
Nonostante tutto, la voce continuava.

Pubblicato il 23/11/2006 alle 20.19 nella rubrica Racconti.

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