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LA SEMINERANNO PER MARE E PER TERRA....

Può un anarchico occuparsi della figura di Gesù ?
Può quando questo anarchico risponde al nome di Fabrizio De Andrè.
L’opera nasce da una rilettura musicale dei vangeli apocrifi.
Non prende cioè in esame i testi canonici della cristianità, ma quelli che la chiesa ritiene falsi.
Ma che parlano di Gesù come essere umano, e non necessariamente come “figlio di Dio”.
Ne “L’infanzia di Maria”  si descrive il momento in cui, all’età di dodici anni, Maria viene cacciata dal tempio, perché ha avuto per la prima volta il ciclo, e viene quindi ritenuta impura e oramai in età da marito “E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio \ avevi dodici anni e nessuna colpa addosso \ ma per i sacerdoti fu colpa il tuo Maggio \ la tua verginità che si tingeva di rosso”. Maria viene quindi condotta al mercato per essere venduta al “miglior offerente”. Viene “vinta” da Giuseppe, un anziano falegname della Giudea, che la accoglie nella sua casa, senza grande entusiasmo, proprio perché vecchio “E fosti tu Giuseppe \ un reduce del passato \ falegname per forza \ padre per professione \ a vederti assegnata da un destino sgarbato \ una figlia di più senza alcuna ragione \ una bimba su cui non avevi intenzione”.
Portata Maria nella propria dimora, Giuseppe parte per  4 anni, lasciando sola la piccola Maria.
Ne “Il ritorno di Giuseppe” , si descrive il viaggio a ritroso del falegname, con una descrizione fortemente poetica del paesaggio che egli vede mentre avanza “Stelle già dal tramonto \ si contendono in cielo a frotte \ luci meticolose nell’insegnarti la notte \ un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno \ scandisce la distanza lungo il morire del giorno”. Giuseppe, convinto di trovare la “stessa” Maria, lasciata al momento della partenza porta con se una bambola da donarle, per restituirle la sua infanzia “La vestirai Maria \ ritornerai a quei giochi \ lasciati quando i tuoi anni erano così pochi”.
La Maria che trova il falegname quando entra in casa, è una ragazza nuova, che ha ricevuto la visita di un Angelo che le ha annunciato che diventerà madre del Figlio Di Dio, attraverso l’immacolata concezione “Lo chiameranno Figlio di Dio \ parole confuse nella mia mente \ svanite in un sogno ma impresse nel ventre”.
In “Ave Maria” si fa un ritratto della mamma di Gesù e della condizione di madre, in relazione all’età.
Si arriva quindi al momento della crocifissione, e Maria ha un colloquio con un falegname intento a costruire delle croci, che Maria crede siano stampelle (Maria nella bottega del falegname) “Falegname col martello perché fai den den \ con la pialla su quel legno perché fai fren fren ? \ costruisci le stampelle per chi in guerra andò \ e dalla Nubia sulle mani a casa ritornò ?”. Il falegname le annuncia che quella che sta costruendo è la croce che dovrà essere strumento di morte per suo figlio “ Mio martello non colpisce pialla mia non taglia \ per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia \ ma tre croci due per chi disertò per rubare la più grande per chi guerra insegnò a disertare \ questi ceppi che han portato perché il mio sudore li trasformi nell’immagine di tre dolori \ vedran lacrime di Dimaco e di Tito al ciglio \ la più grande che tu guardi abbraccerà tuo figlio”.
In “Via della Croce” c’e’ la descrizione della via Crucis, e delle sensazioni che vivono i seguaci di Gesù “Si muovono curve le vedove in testa \ per loro non è un pomeriggio di festa \ si serran le vesti sugli occhi e sul cuore \ ma filtra dai veli il dolore” , “Nessuno di loro ti grida un addio \ per esser scoperto cugino di Dio \ gli apostoli han chiuso le gole alla voce \ fratello che sanguini in croce” e quelli che sono i suoi avversari, coloro cioè che sono i loro carnefici “Han volti distesi già inclini al perdono \ ormai che han veduto il tuo sangue di uomo fregiarti le membra di rivoli viola \ incapace di nuocere ancora”.
Gesù nel suo calvario non è solo, ad accompagnarlo alla morte ci sono anche i 2 ladroni, Tito e Dimaco, che a seconda dei vangeli cambiano nome in Disma e Gesta, e sotto le loro croci ci sono le loro madri. Tutte piangenti. Che accusano Maria di struggersi troppo, dato che cosciente del fatto che il figlio al terzo giorno resusciterà.
Qui viene fuori l’umanità di Gesù e soprattutto come l’amore materno prescinda dalla santità del proprio figlio “Piango di lui ciò che mi è tolto \ le braccia magre, la fronte, il volto \ ogni sua vita che vive ancora \ che vedo spegnersi ora per ora \ figlio nel sangue figlio nel cuore \ e chi ti chiama Nostro Signore \ nella fatica di un tuo sorriso cerca un ritaglio di Paradiso \ per me sei figlio vita morente \ ti portò cieco questo mio ventre \ come nel grembo e adesso in croce \ ti chiama amore questa mia voce \ non fossi stato Figlio di Dio \ t’ avrei ancora per figlio mio”.
I ladroni per uno strano caso del destino, sono uno buono (Tito) e uno cattivo (Dimaco).
Tito prima di spirare contesta uno ad uno i dieci comandamenti, facendo il paragone tra la legge di Dio e le contraddizioni umane, dal primo al decimo comandamento trova difetti a tutte le leggi, proprio perché dettate appunto, agli uomini.
“Non avrai altro Dio all’infuori di me \ Genti diverse venute dall’est dicevano che in fondo era uguale \ credevano ad un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male”.
“Non nominare il nome di Dio invano \ Con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena ed il suo nome”
“Onora il padre e la madre \ bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone”
“Ricorda di santificare le feste \ entrare nei templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni”
“Non rubare \ vuotando in silenzio le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato \ ma io senza legge rubai in nome mio”
“Non commettere atti impuri \ poi la voglia svanisce ed il figlio rimane \ e tanti ne uccide la fame”
“Non ammazzare \ guardatela oggi questa legge di Dio \ tre volte inchiodata nel legno”
“Non dire falsa testimonianza \ lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono”
“Non desiderare la roba d’altri”, “Non desiderare la sposa d’altri \ Nei letti degli altri già caldi d’amore non ho provato dolore”.
Un disco difficile, costruito in maniera magistrale. Difficile perché scritto in un periodo in cui infuriavano le lotte di piazza, e De Andrè veniva schernito perché si fermava a scrivere di Gesù, quando in realtà metteva in risalto il lato rivoluzionario di questa figura. Rivoluzione che molti dicevano di fare in strada.

Pubblicato il 6/12/2006 alle 21.8 nella rubrica Film e varie.

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