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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZO INVERNO

Mi sveglio che Roma è ancora sonnacchiosa, immersa nel poltrire di quella che sembra una "normale" domenica di Dicembre. Una domenica pre-natalizia. Mi butto sotto la doccia, cercando di scacciare quei sospiri di freddo che si sono impossessati della mia pelle. L'acqua calda corrobora le mie membra, ma soprattutto le risveglia.
Mi vesto velocemente ed esco di casa. Per mia fortuna l'attesa del mezzo pubblico è meno estenuante del solito. Arrivo alla mia fermata e scendo, conscio che mi aspetta quasi un chilometro a piedi. Arrivo al bar sottostante casa di Silvia (non ve lo avevo detto, stavo andando a casa di Silvia!), e vengo colto da Democristianite fulminante. Entro nel bar e acquisto in ordine sparso: 2 paste con la crema al limone, una bomba alla crema, un cornetto anch'esso alla crema ed un cornetto semplice (che quelli complicati erano finiti). Esco dall'esercizio commerciale e percorro la breve salita che mi separa dal portone di Silvia. Appena arrivato di fronte al citofono, si propone il solito terribile dilemma: Interno 4 o Interno 6 ? Ho capito che non me lo ricordero' mai, quindi al fine di evitare una pantomima di ore, telefono a Silvia e le chiedo dove devo suonare. Risolto l'arcano, salgo. Silvia prepara il caffè, dopodichè ci diamo al cibarci del fiero pasto. Abbiamo entrambi in viso una tensione che si taglia col coltello. Mista a sonno a dire la verità. Ma sembra che la tensione sia molta, ma molta di più. Cerchiamo di affrontare gli argomenti più disparati, per evitare di pensare a quello che ci aspetta. Ma è inevitabile che il pensiero vada là, al clou della serata. Verso le ore 11 uso il telefono di Silvia per chiamare il buon Enrico P. (amico mio ma non fratello di Melissa), il quale direttamente dall'oltretomba, mi comunica: "Ti richiamo dopo". Verso mezzogiorno abbandono l'abitazione di Silvia, e mi dirigo nuovamente ad attendere il mezzo pubblico. L'aria sta un pò cambiando. Diciamolo pure: il cielo sta diventando plumbeo, minaccia pioggia anzichenò. Mi stringo nel mio piumino. Mi accendo una sigaretta e inganno il tempo leggendo "Il corriere dello Sport". Giungo a casa e per darmi la carica telefono a Jacopo, per testare il suo tasso di tensione. Ho come la vaga impressione che sia messo peggio di me. Davanti a Sky osservo gli altri match quasi con disinteresse, esultando minimamente solo quando a marcare sono i giocatori che si fregiano di essere inseriti nella mia formazione titolare del Fantacalcio. Alle 17 crollo in un sonno da stress prepartita che dura una profondissima mezz'ora. Potrebbe durare anche qualche minuto in piu' se il Pater Familias non fosse così tempestivo da telefonarmi e svegliarmi. "Meglio così" penso "almeno potrò sistemarmi prima che arrivi Enrico". Il fatto è che il tempo ha la tensione a volare via. E senza accorgermene siamo alle 18 e 05. Scendo. La "vera" giornata sta cominciando solo adesso. Me ne rendo conto nel momento in cui salgo in macchina. Le battute tra me ed Enrico sono chiaramente tese a scacciare una tensione che se si potesse vendere al chilo saremmo ricchi. Il nostro "amuleto" Chiara, si fa attendere qualche minuto sotto casa, ma alla fine riesce a scendere quasi puntuale. Direzione stadio. Enrico afferma che perderemo 12\13 a zero e che segnerà anche il portiere, Chiara ci racconta della sua domenica condita da parmigiana di melanzane che contiene un ingrediente che ancora adesso non so quale fosse. La zona dell'Olimpico pullula di gente. Quest'anno mai ne avevo vista così tanta. Di riffa o di raffa (Carrà), troviamo un posto passabile e soprattutto non passibile (di multa). Entriamo dentro l'impianto dell'Olimpico. Acquisto 2 bottigliette d'acqua, rigorosamente senza tappo (vepozzinaccide non sapete i bagni che m'avete fatto fa co sta regola del cavolo). Enrico litiga con un rubinetto del bagno e torna zuppo nella parte inferiore del suo giubbotto. Dopo qualche breve tenera parolina nei confronti del suddetto lavandino, iniziamo a salire i gradini che debbono portarci al nostro posto. Mando un sms al quale ricevo questa risposta "Che facciamo ti aspettiamo per il terzo borghetti ?" scaramanticamente penso "Beh magari adesso mi ubriaco così nel caso, non ci penso", ma siccome tendo ad essere ottimista per natura, evito il pensiero. Saluto Jacopo e padre e comincio a guardarmi intorno. Gente. Fiati. Cuori che battono. Numerosi. Qust'anno mai così tanti. L'emozione si taglia col coltello. Silvia è al suo primo derby, Chiara deve confermare le sue doti di portafortuna, tutti abbiamo ben vivo il ricordo dello scorso anno. E una forte voglia di rivincita. Anche se ci rendiamo conto che sarà difficile. A vederla da persone sane, quasi impossibile. Quando mancano pochi minuti all'inizio della partita, contravvenendo all'Editto di Torpignattara, stipulato in settimana tra le 2 tifoserie, qualche idiota cerca di accendere una serie di scontri nella parte bassa della tribuna Tevere. Sempre i soliti che cercano di rovinare lo spettacolo. Per fortuna a non farmi pensare a questi personaggi, di difficile collocazione spazio temporale, ci pensa la partita che inizia. Cribari prova in tutti i modi a giocare con le nostre coronarie inventando interventi da profondo rosso, la mia valvola mitralica però regge in maniera egregia. Manca un minuto alla fine del primo tempo. Lo zero a zero sembra inchiodato su se stesso. Qualche tempo fa, scrissi un post dal titolo "La strana storia del Signor Rossi". La storia continua. Il miracolo sportivo si compie in tutta la sua ineluttabilità. Ledesma, l'uomo più fischiato dai tempi della pietra prende una palla al limite dell'area, e così, quasi fosse Antani, lascia partire un tiro mostruoso, che si insacca sotto l'incrocio dei pali. Delirio. Piacere immenso, abbracci. Mi trovo sommerso da Enrico e Jacopo, rischio di cadere all'indietro, perdo gli occhiali, che si piegano, ma non si spezzano, ma soprattutto mi ritrovo in mano la lente destra. Mi ritrovo addosso ad Enrico e lo guardo negli occhi: l'incredulità, la gioia di chi ne ha subite troppe in un'estate assurda. Incredulità e gioia che sono anche le mie. Ma anche la coscienza che tutto è fatto, ma niente è fatto. Questo è il Derby.
Rosetti dà il duplice fischio e ci dà la possibilita' di andare in bagno. Mio padre in barba alle peggiori scaramanzie mi invia un sms "Intanto godigodigodimento". Lo leggo con ansia. MAI fare una cosa del genere. Glielo avro' detto milioni di volte. Assolte le pratiche relative alla vescica si ritorna al posto. Il secondo tempo inizia. Dopo 5 minuti, Chivu si addormenta e Pandev parte verso l'area di rigore. Il portiere natalizio dei giallorossi, Doni, lo stende dopo che egli ha fatto partire un pallonetto. La partita sembra proseguire, senonchè il guardalinee richiama, dopo le proteste dei nostri, l'attenzione di Rosetti, che dopo breve conciliabolo, ci assegna un sacrosanto calcio di rigore. E qui comincia il teatrino dell'arbitro torinese, che prima espelle e poi ritratta ammonendo l'estremo difensore giallorosso. Enrico si volta con le spalle al campo, i rigori al derby non riesce proprio a guardarli, io nella trance faccio la stessa cosa, e lui "No Scaramu', dipende da te, io non ce la faccio proprio". Parte Oddo. Quella palla in porta non ci arriva mai.... Gol! Esplosione di gioia, ennesima, inattesa. La Roma e' chiaramente in bambola, il nostro centrocampo ha in mano completamente le operazioni del gioco. Ci guardiamo tra di noi non credendo a quello che stiamo vedendo. Troppo bello. A completare il tutto, arriva il terzo gol di Mutarelli dopo la traversa di Mauri. Mudingay scherza Pizarro che inciampa e cade. Mi squilla il cellulare. "Chi cazzo è", mi domando. Papà.
"Papà, ho il telefonino scarico potrebbe spegnersi"
"Zitto, zitto, non dire nulla fammi solo sentire lo stadio."
Sento l'emozione nella sua voce. La stessa emozione che è sui nostri volti. Nei nostri cuori.
Rosetti fischia. Esplodo in un urlo liberatorio.
10 dicembre 2006: Lazio 3 Roma 0 : Ledesma, Oddo e Mutarelli. LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO.
10 dicembre 2006: Lazio 3 Roma 0 : Ledesma, Oddo e Mutarelli. ENNESIMO CAPITOLO DELLA STRANA STORIA DEL SIGNOR ROSSI.
10 dicembre 2006: Lazio 3 Roma 0: Ledesma, Oddo e Mutarelli. "Papà ho il cellulare scarico" "Zitto, zitto fammi solo sentire lo stadio". PENSAVO L'AVESSIMO SUPERATA QUESTA FASE. NOI NON SUPEREREMO MAI QUESTA FASE.

Pubblicato il 11/12/2006 alle 10.43 nella rubrica Calcio.

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