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UN BOCCONE SUCCULENTO

E' difficile capire, quando smettere di giocare e quando fare sul serio.
Affacciato alla finestra, pensavo esattamente questo.
La miriade di domande che affollavano il mio cervello, cozzavano continuamente, contro il ticchettio della sveglia, che da sopra il comodino, annunciava lo scorrere del tempo.
Una nebbia fitta era scesa sulla città e non riuscivo piu' a distinguere i lampioni dalle persone.
La lettera era sul letto.
Chiusa.
Decidere di aprirla significava sapere cosa fare.
Andare o restare.
Da una casa lontana, sentivo arrivare il suono di uno stereo troppo alto (almeno per i miei gusti, evidentemente diversi dall'abitante della casa in questione).
Presi la lettera, la avvicinai all'accendino che avevo tirato fuori pochi secondi prima, e le diedi fuoco.
Guardai bruciare la carta.
Una serie di certezze che si allontanavano.
Se ne andavano per sempre.
(Avrei fatto come volevo io, adesso).
Volsi lo sguardo, per vedere il corpo steso sul letto.
Immoto.
Immutabile.
Il rivolo di sangue che scendeva dalla tempia, era andato a colorare le lenzuola.
(Un milione di euro. Una somma incredibile).
Per uccidere qualcuno, non mi avevano mai pagato una somma simile.
(O almeno, mi avrebbero dovuto pagare, la lettera con scritto il luogo di consegna, oramai era cenere, sul pavimento).
Alzai la cornetta, per chiamare la reception.
Avevo fame e volevo ordinare qualcosa da mangiare.
(Certo, poi vallo a spiegare al cameriere, il cadavere sul letto.)
Quindi, prima di comporre il numero, abbassai le serrande, feci buio in corrispondenza del letto, e decisi che avrei aperto la porta solo a metà.
Ordinai la prima cosa che mi venne in mente.
"Dieci minuti" disse la voce roca, all'altro capo del telefono.
Abbastanza.
Mi stesi sul letto.
Misi le braccia stese.
Pensai.
Presi le pillole.
Ne buttai giu' una quantita' invereconda.
Lasciai che il sonno si impossessasse di me.
Per l'ultima volta.
Non avrei piu' respirato.
Non avrei piu' pianto.
Non avrei piu' guadagnato grazie a dei corpi freddi.
Non avrei, soprattutto piu' mangiato.
Pero' sarei diventato un pasto prelibato.
Un boccone succulento.
Per la stampa.
Finalmente, avrebbero parlato di me.
Peccato che quell'articolo, non avrei mai potuto leggerlo.

Pubblicato il 2/6/2008 alle 0.0 nella rubrica Racconti.

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