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IL SORRISO DA FOSSETTE E DENTI ERA DA PUBBLICITA'

Luglio 1990.
Bellissima estate.
Era appena caduto il Muro di Berlino (purtroppo), Donadoni non era ancora Ct della Nazionale, ma ala nel 4 4 2 di Sacchi nel Milan (per fortuna), Berlusconi era "solo" presidente di quel Milan.
Il Pci era diventato da meno di un anno PdS (anche questo purtroppo). Nonostante il crollo del Muro, la Germania, partecipava, a quei Mondiali, nominalmente come Germania Ovest. La maglietta era meravigliosa: bianca, con una banda tricolore nera\gialla\rossa. In Italia si potevano ancora acquistare solo 3 stranieri: l'Inter Tedesca di Matthaeus, Brehme e Klinsmann e il Milan Olandese. Il Napoli di Maradona. Nell'Italia giocava Ancelotti, giocava Schillaci, e gli esterni di centrocampo ancora non li dovevamo naturalizzare (salvo poi scoprire che magari, di quella bassezza tecnica ce ne sarebbero millanta in tutto il campionato).
Soprattutto, avevo 10 anni.
Quindi non potevo ancora scegliere dove andare in vacanza, e volente o nolente, ero a rimorchio di mammà.
Decidemmo (anzi decise), che le nostre ferie (anzi, le mie vacanze, le sue ferie), le avremmo passate in quel di Sperlonga.
Già assaporavo pomeriggi pieni di nulla, ed i suoi piani folli, secondo cui, avremmo dovuto scendere in spiaggia alle 8 del mattino ("Che poi il sole di Mezzogiorno ti brucia la schiena).
Avevo avuto gli esami di quinta elementare. Stava cambiando qualcosa per me, almeno scolasticamente. Ma fortunatamente, lasciavo, per un breve periodo, a dire il vero l' "E' intelligente ma non si applica", nel cassetto.
Avevo passato l'ennesima malattia esentematica (ne avessi saltata una d'estate, io), quindi l'idea di un po' di mare, non mi spiaceva.
Arrivammo a Sperlonga all'inizio di un caldo Luglio.
Ci sistemammo in una comodissima mezza pensione del luogo.
L'Italia giocava il suo mondiale.
Avevo negli occhi ancora, gli sguardi di Schillaci, il gol di Baggio alla Cecoslovacchia, la Germania schiacciasassi, ed i titoli dei giornali, con articoli annessi, che davano come sicura la finale Italia- Germania.
Del resto, eravamo padroni di casa.
Le giornate, mie e della genitrice, si svolgevano in modo sempre uguale, quasi, matematico.
Mattina al mare, pomeriggio, lei al mare, con una vicina di stanza con madre annessa, in spiaggia, io a fare danni ai videogiochi del bar vicino alla pensione.
Il primo giorno finii il giochetto.
E avrebbe perso di interesse se non che....
Senonche' mi voltai, verso la tavola calda, adiacente al bar, e vidi una ragazza, che lavorava al banco.
Bella da impazzire.
Che avra' avuto 20 anni.
Guardai nelle taschine dei miei orrendi pantaloncini mezzagamba, che mamma, credendo di farmi cosa gradita, mi faceva indossare, e vi scovai 5 mila lire (vecchio conio e non vecchie lire, che senno' dovrebbero esserci le nuove).
Non avevo assolutamente fame, in quel momento.
Pero' lei stava li' annoiata, dietro il bancone, e bella come non mai.
Entrai quindi nella tavola calda e comperai non so cosa.
Qualunque cosa, pur di scambiare 2 parole con lei.
Missione compiuta.
Realizzai nello stesso momento, 2 cose chiare e limpide: il mio peso sarebbe aumentato a dismisura, in quei 15 giorni di mare, e soprattutto, vista da vicino, lei era piu' bella che da lontano.
Nei giorni successivi, costrinsi mia madre, almeno 2 volte al giorno, ad andare in quella tavola calda.
Non c'era quasi mai nessuno quando ci appropinquavamo noi in quel luogo, ma non perche' si mangiasse male, è solo che io avevo studiato, tutti gli orari di stanca del commercio estivo.
Dopo circa 3 giorni, complice anche la parlantina  senza freni di mamma Elvira, la ragazza si sedette fuori con noi, e parlammo per circa 2 ore.
Cioe', parlavano loro, io la guardavo, rapito, negli occhi.
Guardavo muoversi la bocca, ascoltavo quelle parole uscire, come fossero Verbo, per me.
Qualche giorno dopo, ero piccolino al tempo, lei mi disse, complice il fatto, che vicino ai tavolini esterni ci fossero solo 2 sedie:
- "Andrea, vieni qui, siediti sulle mie gambe".
Lo feci.
E tremavo come una foglia.
Mentre lei e mamma parlavano (che far stare zitta mia madre e' come pretendere che il sole brilli a mezzanotte), mi avvicinai al suo orecchio e le dissi:
- "Lo sai che sei bella ?"
Il cuore comincio' a battermi a 15000 battiti al minuto.
Lei arrossi'.
Mia madre, che nonostante, avessi parlato piu' sottovoce che potessi, aveva udito, rise.
Poi sorrise anche lei.
E mi baciò.
Sulla fronte.
Per altri 2 giorni, quelli conclusivi del soggiorno, passammo là i nostri pomeriggi.
E la sera precedente la nostra partenza andammo a salutarla.
Io avevo le lacrime agli occhi.
Lei mi abbraccio', e mi disse: "Ci vediamo l'anno prossimo".
Sapevo non sarebbe stato così, ma dormii bene, quella notte almeno.
Al pensiero che l'avrei rivista.

...Ma nel gioco, avrei voluto dirle, senti io ti vorrei parlare, poi, prendendo la sua mano sopra il banco, non so come incominciare, non la vedi non la tocchi oggi la malinconia ? Non lasciamo che trabocchi, vieni andiamo, andiamo via".

Pubblicato il 12/6/2008 alle 20.40 nella rubrica Racconti.

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