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5 GENNAIO 1999

Stavo riascoltando una delle tante canzoni di Guccini, "Vedi Cara".
Mentre la ascoltavo, pensavo a quando in una fredda sera del Gennaio 1999, l'ho conosciuto.
E' stata un'esperienza formidabile. Per la sua semplicità.
Io e mio padre, decidiamo di andare a Bologna, a vedere la Lazio. Mio padre mi dice: "Partiamo sabato pomeriggio, la sera, dobbiamo essere assolutamente a Bologna". Sono contento, dato che non dovremmo fare la solita corsa da tifoso in trasferta. Lasciamo Roma, e arriviamo, quasi al tramonto a Bologna. Mio padre comincia a girare per la citta', chiedendo informazioni, delle quali non mi rende partecipe. Si ferma anche in un paio di hotel tanto che penso che stia cercando una camera. Scendo puntualmente dalla macchina, ma lui mi fa risalire, immediatamente ogni volta.
Ad un tratto, arriviamo in una strada che ricordo abbastanza buia, e davanti a me appare la scritta "OSTERIA DA VITO". Da consumato Guccinomane, capisco al volo, e mi si illuminano gli occhi.
Entriamo, ci sediamo, e quando si avvicina il cameriere per ordinare, mio padre gli chiede: "Scusa, Francesco quando ripassa ?".
Se una cosa del genere la domandi a Roma, il Centro di Igene Mentale, e' tuo, immediatamente, il ragazzo dell'osteria invece risponde: "E' andato al cinema, ripassa sicuramente piu' tardi".
Il piu' tardi del cameriere, è un modo molto delicato per dire "Notte fonda". Io e mio padre, verso le 2 meno un quarto abbiamo gia' assaggiato tutto il menu' e svuotato la cantina del locale, quando, in tutto se stesso, si palesa Guccini. Un metro e 90 di uomo tutto d'un pezzo.
"Buonasera a tutti" esordisce.
Ora, se una cosa del genere accadesse a Roma, che ne so, con Proietti, dovrebbero chiudere il locale, per evitare il disturbo della quiete pubblica.
Nella fattispecie, Guccini, viene salutato come un vecchio amico, qualche pacca sulla spalla, ma niente di piu'.
Devo prendere coraggio, almeno andarlo a salutare.
Mi alzo, e mi dirigo verso il tavolo dove ha preso posto, lo saluto dicendogli: "Francesco sei un grande" e lui risponde: "Per il momento dicon che sono alto".
Adoro quest'uomo.
Mi risiedo, soddisfatto.
Io e mio padre, oramai siamo completamente in balia di Bacco (io invece col tabacco sto messo male, mi rimangono si e no 6 sigarette, un dramma).
Si sono fatte oramai le 3, quando, ci accorgiamo, che nel locale, siamo rimasti, io, mio padre, una signora di Bologna, seduta al tavolo vicino al nostro, Guccini ed un suo amico.
A quel punto, accade una cosa, che sognavo da anni.
Guccini si gira verso di me, mi guarda e mi fa: "Andrea vieni qui, a sederti vicino a me".
La prendo benissimo.
Cado con la faccia nel piatto dall'emozione.
"Papa' che faccio vado ?"
"E certo, e quando ti ricapita ?"
Mi alzo e mi dirigo verso il tavolo di Francesco, sedendomi di fianco a lui.
Invita anche mio padre.
E cominciamo a chiacchierare come fossimo amici di vecchia data.
Mio padre tira fuori una macchinetta fotografica e gli chiede:
"Francesco posso farti una foto con mio figlio ?"
Lui accetta di buon, anzi ottimo grado.
Verso le 4 e mezza, quando il sonno si fa sentire anzicheno', decidiamo, tutti di andare a dormire.
Francesco mi stringe la mano, dicendomi: "Ti aspetto al prossimo concerto a Roma!"
Io gli dico: "Ok! Senti Francesco, avresti una sigaretta da offrirmi le ho finite"
Lui tira fuori il pacchetto di immancabili MS, e ne tira fuori una dicendo: "Certo, tieni".
Quella sigaretta, mai fumata.
Il giorno dopo la Lazio ha vinto 1 a 0 con gol di Vieri su cross di Pancaro.
Ma il risultato della partita, era la cosa che mi interessava meno, detto tra noi.

PS: La foto con Guccini, non la ho mai vista, mio padre dimentico' il flash e vennero irrimediabilmente buie.
In quel momento compresi Edipo.

Pubblicato il 29/8/2008 alle 19.39 nella rubrica Diario.

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